

Il 13 marzo avevamo raccontato, su queste pagine, la situazione di Unipol Rental: un piano di riorganizzazione pesante, la chiusura di 21 sedi, trasferimenti anche oltre i 500 chilometri e la risposta dei sindacati di categoria con stato di agitazione e pacchetto di scioperi (vedi post Unipol Rental chiude 21 sedi, scatta lo sciopero: 16 ore di mobilitazione).
Oggi, a distanza di settimane, quella mobilitazione è diventata realtà. Il 17 aprile le lavoratrici e i lavoratori del settore hanno incrociato le braccia per un’intera giornata. E qualcosa, finalmente, si è mosso anche dentro il gruppo Unipol.
Il comunicato dei sindacati interni
Le rappresentanze sindacali del Gruppo Unipol – First-CISL, Fisac-CGIL, FNA, SNFIA e Uilca-UIL – hanno diffuso un comunicato di solidarietà:
«Esprimiamo la nostra solidarietà e la nostra vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori in lotta, che vivono un momento di grande difficoltà per la chiusura di numerose sedi con accentramento dell’attività su grandi piazze; seguiamo con attenzione la loro vicenda, come colleghi dello stesso Gruppo Unipol».
Parole chiare, finalmente. E, per certi versi, anche doverose.
Il punto: il tempo
Ma, come spesso accade, il tema non è solo cosa si dice, ma quando lo si dice.
Perché la vertenza Unipol Rental non nasce oggi. È sul tavolo da settimane. E lo sciopero del 17 aprile non è un fulmine a ciel sereno, ma l’esito di un percorso già noto:
- piano di riorganizzazione
- trasferimenti impattanti
- rischio concreto di “licenziamenti mascherati”
Solidarietà o iniziativa?
Il comunicato è corretto nei contenuti.
Riconosce le difficoltà, esprime vicinanza, sottolinea l’appartenenza allo stesso gruppo.
Ma resta una domanda: basta la solidarietà?
E quando il sindacato di Unipol attuerà iniziative miranti a ristabilire corrette relazioni sindacali?
La vicenda Unipol Rental continua a essere un banco di prova importante. Non solo per l’azienda, ma anche per il sistema sindacale interno al gruppo.
Massimo rispondo alla tua ultima domanda citando un dialogo dal film “la patata bollente”:
Maravigli: E allora io ti rispondo che a monte ci può anche essere una convergenza, ma sulla base della piattaforma attuale le nostre prospettive divergono. Tu sai che a livello della collettività il privato non è mai politico e quindi non può trovare una collocazione nell’arco storico marxista
Gandi: Ma che cazzo dici che parli come il telegiornale?
Altro operaio: Stai calmo Gandi. Maravigli vuol dire che un giorno o l’altro affronteremo anche quel problema lì
Gandi: Ah, un giorno o l’altro …
Commento perfetto!!! Centratissimo