
Mentre i riflettori restano puntati sull’operazione Commerzbank, UniCredit si trova ad affrontare un’altra partita di enorme rilevanza, questa volta nelle aule di tribunale. Non si tratta di un’acquisizione o di una fusione, ma di una controversia che potrebbe diventare un precedente fondamentale per tutte le banche europee ancora coinvolte, direttamente o indirettamente, nelle conseguenze economiche della guerra in Ucraina e delle sanzioni contro la Russia.
Il gruppo guidato da Andrea Orcel ha infatti avviato un’azione legale in Germania contro il colosso industriale Linde per recuperare circa 460 milioni di euro sequestrati dalle autorità russe. Insieme a UniCredit si sono mosse anche Deutsche Bank, Commerzbank, BayernLB e LBBW: complessivamente è in gioco circa un miliardo di euro.
Come nasce la vicenda
Per capire la controversia bisogna tornare al 2021, quando Linde Engineering partecipava, insieme a partner russi, a un gigantesco progetto energetico da circa 10 miliardi di euro per la realizzazione di un impianto di trattamento del gas e di un terminale di GNL nel porto di Ust-Luga.
Come avviene normalmente nei grandi contratti internazionali, le banche europee avevano emesso garanzie finanziarie a favore della joint venture RusChemAlliance, controllata da Gazprom.
Poi arrivò l’invasione dell’Ucraina.
Le sanzioni europee impedirono a Linde di proseguire il progetto e le banche rifiutarono di escutere le garanzie perché il pagamento avrebbe potuto violare la normativa comunitaria.
La risposta dei tribunali russi fu durissima: il sequestro degli asset detenuti in Russia dagli istituti di credito.
Chi deve pagare?
È proprio questo il nodo giuridico. Le banche sostengono che il costo delle sanzioni non possa ricadere interamente su chi aveva semplicemente emesso le garanzie bancarie. Secondo UniCredit e gli altri istituti, dovrebbe essere invece Linde, che aveva sottoscritto i contratti commerciali, a farsi carico delle conseguenze economiche derivanti dall’interruzione del progetto.
Il procedimento tedesco potrebbe quindi fissare un principio destinato ad avere effetti ben oltre questo singolo caso.
Un caso pilota per tutta l’Europa
Non è una normale causa civile. La decisione dei tribunali tedeschi potrebbe infatti chiarire:
- chi sopporta il rischio economico quando le sanzioni internazionali impediscono l’esecuzione di un contratto;
- quali responsabilità abbiano le banche garanti;
- come vadano interpretati i contratti internazionali in presenza di eventi geopolitici straordinari.
Per il sistema bancario europeo il precedente potrebbe essere molto importante.
Il dossier Russia non è ancora chiuso
Negli ultimi anni UniCredit ha progressivamente ridotto la propria esposizione in Russia.
Recentemente il gruppo ha raggiunto un accordo preliminare per cedere gran parte delle attività russe a un investitore degli Emirati Arabi Uniti, mantenendo soltanto alcuni servizi destinati ai clienti internazionali non soggetti a sanzioni.
L’operazione dovrebbe concludersi nel 2027 e comporterà un forte impatto contabile, ma senza compromettere la solidità patrimoniale del gruppo né la politica di distribuzione agli azionisti.
La causa contro Linde rappresenta quindi anche il tentativo di recuperare parte delle perdite subite durante questo difficile processo di uscita dal mercato russo.
Nel frattempo continua la partita Commerzbank
Questa vicenda arriva proprio mentre UniCredit ha concluso con successo la prima fase dell’operazione Commerzbank, arrivando a controllare quasi il 50% dei diritti di voto.
Nei prossimi mesi Andrea Orcel dovrà ottenere le autorizzazioni della BCE e delle autorità antitrust, ridefinire la governance della banca tedesca e proseguire il dialogo con Berlino. Parallelamente, però, continua anche il fronte legale legato alla Russia.
È la dimostrazione di quanto oggi una grande banca europea debba muoversi contemporaneamente su più scacchieri: quello industriale, quello regolamentare, quello geopolitico e quello giudiziario.
Il commento di Max
La vicenda dimostra come gli effetti della guerra in Ucraina non si misurino soltanto sul piano politico o militare, ma continuino a produrre conseguenze economiche enormi anche per le grandi banche europee. Il processo tedesco potrebbe diventare un precedente fondamentale per stabilire chi debba sostenere i costi delle sanzioni internazionali. Per UniCredit non è solo una causa da 460 milioni: è una battaglia che riguarda la certezza del diritto nei grandi contratti internazionali e che potrebbe influenzare molte future operazioni delle banche europee.

Milano Finanza, 14 luglio 2026 – Elena Dal Maso, “UniCredit, lite russa da 460 mln”
Il Sole 24 Ore, 14 luglio 2026 – Luca Davi, “UniCredit fa causa a Linde per recuperare 460 milioni”
Financial Times (ricostruzione del contenzioso internazionale richiamata dagli articoli).
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