Una decisione annunciata per motivi personali apre il rinnovo della governance di UniCredit proprio mentre Andrea Orcel prepara l’integrazione di Commerzbank. Tra le ipotesi spunta Jens Weidmann, ma la scelta potrebbe ricadere anche su un componente dell’attuale consiglio. E torna alla memoria il precedente di Dieter Rampl dopo l’acquisizione di Hvb.

La notizia è arrivata quasi a sorpresa, anche se non si tratta di dimissioni immediate: Pier Carlo Padoan non si ricandiderà alla presidenza di UniCredit alla scadenza del mandato, nella primavera del 2027.
L’ex ministro dell’Economia, alla guida del consiglio di amministrazione dall’aprile 2021, ha comunicato la propria decisione per motivi personali, concordando con la banca un percorso che dovrebbe garantire un passaggio di consegne ordinato e senza discontinuità nella strategia.
Fin qui i fatti ufficiali. Ma la coincidenza temporale con la scalata di UniCredit a Commerzbank è troppo importante per non suscitare interrogativi, soprattutto perché il gruppo guidato da Andrea Orcel si prepara ad assumere il controllo della banca tedesca e ad affrontare una delle più complesse operazioni di integrazione bancaria europea degli ultimi decenni.
Ed ecco che la successione a Padoan, apparentemente una normale questione di rinnovo societario, potrebbe assumere un significato molto più ampio: la presidenza di UniCredit potrebbe diventare uno degli elementi attraverso i quali costruire un nuovo equilibrio istituzionale tra Milano e Francoforte.
Naturalmente non esiste alcuna conferma che l’uscita di Padoan sia stata decisa per facilitare un accordo con Berlino. La motivazione ufficiale resta quella personale e va rispettata. Ma questo non impedisce di valutare le opportunità che la scelta potrebbe aprire in una fase particolarmente delicata per il gruppo.
Padoan e Orcel, cinque anni che hanno trasformato UniCredit
Per comprendere la portata della notizia bisogna ricordare che Pier Carlo Padoan non è stato un presidente arrivato a operazione di rilancio già avviata, ma una delle figure che hanno contribuito alla costruzione della nuova UniCredit.
Entrato nel consiglio alla fine del 2020 come presidente designato, partecipò al processo di selezione che portò alla scelta di Andrea Orcel come successore di Jean Pierre Mustier. Nell’aprile del 2021 i due assunsero i rispettivi incarichi, dando vita a una collaborazione che avrebbe accompagnato la trasformazione del gruppo.
Orcel ha rappresentato il volto operativo e strategico di questa stagione, con una gestione fortemente orientata alla redditività, alla disciplina dei costi, alla remunerazione degli azionisti e alle operazioni di consolidamento. Padoan ha invece svolto un ruolo meno appariscente, ma importante nel garantire continuità alla governance e nel gestire le relazioni istituzionali in Italia e all’estero.
È una distinzione che merita di essere sottolineata, perché nelle grandi banche il presidente non è semplicemente una figura di rappresentanza. Ha il compito di guidare il consiglio di amministrazione, favorire il corretto funzionamento degli organi societari, assicurare un efficace confronto tra i consiglieri e contribuire all’equilibrio tra management, azionisti e istituzioni, nel rispetto delle responsabilità che spettano all’amministratore delegato.
Il bilancio del quinquennio è certamente importante. UniCredit ha rafforzato la propria redditività, aumentato la capitalizzazione e consolidato la propria posizione tra i principali gruppi bancari europei, beneficiando anche di una fase favorevole dei tassi d’interesse e della trasformazione organizzativa avviata dal management.
Non sono mancate le operazioni controverse, a cominciare dalla scalata a Banco BPM, ritirata nel luglio 2025 dopo lo scontro con il governo italiano sul golden power, mentre la successiva offensiva su Commerzbank ha aperto un confronto ancora più complesso con le autorità politiche tedesche.
Nel ringraziare Padoan, Orcel ha sottolineato il sostegno ricevuto fin dall’inizio del proprio mandato, ricordandone la capacità di offrire consigli ed esperienza. Parole che confermano il rapporto costruito tra le due figure, anche se il giudizio sull’intera esperienza dovrà naturalmente tenere conto non soltanto dei risultati economici, ma anche delle conseguenze delle scelte industriali sull’organizzazione e sul lavoro.
Un presidente tedesco? Il precedente Hvb e l’ipotesi Jens Weidmann
È questo il capitolo più interessante delle ricostruzioni giornalistiche, perché Il Giornale, MF e la Repubblica collegano la successione a Padoan alla possibilità che UniCredit scelga una personalità di rilievo internazionale, eventualmente proveniente dall’establishment finanziario tedesco.
L’ipotesi ha una sua logica, soprattutto considerando che l’integrazione di Commerzbank potrebbe modificare profondamente la distribuzione geografica delle attività del gruppo, facendo della Germania uno dei suoi principali mercati e rafforzando ulteriormente il peso di Francoforte negli equilibri complessivi.
Non sarebbe nemmeno una novità assoluta.
Quando UniCredit acquisì HypoVereinsbank nel 2005, l’integrazione fu accompagnata anche da un riequilibrio della governance, con la nomina alla presidenza del gruppo di Dieter Rampl, già amministratore delegato della banca tedesca, che ricoprì l’incarico dal 2006 al 2012.
Il precedente è significativo perché dimostra come la distribuzione delle responsabilità al vertice possa contribuire a facilitare un’operazione internazionale, soprattutto quando coinvolge sistemi bancari, istituzioni e tradizioni industriali differenti.

Tra i nomi ipotizzati da Il Giornale compare quello di Jens Weidmann (nella foto) attuale presidente del consiglio di sorveglianza di Commerzbank ed ex presidente della Bundesbank.
Sarebbe una scelta di grande rilievo istituzionale, considerando l’esperienza di Weidmann e la sua conoscenza del sistema finanziario tedesco. Potrebbe inoltre rappresentare un elemento di continuità nei rapporti con Berlino, proprio mentre il governo federale continua a chiedere garanzie sulla permanenza della sede a Francoforte, sul sostegno alle imprese tedesche e sulla tutela dell’occupazione.
Ma esiste anche un evidente elemento di complessità: Weidmann è attualmente una delle figure centrali della governance di Commerzbank, quella stessa governance che UniCredit potrebbe voler modificare nei primi mesi del 2027.
La sua eventuale nomina alla presidenza del gruppo italiano potrebbe quindi rappresentare una soluzione negoziata, ma potrebbe anche incontrare difficoltà legate alle diverse posizioni assunte durante la scalata. Per questo, almeno oggi, Weidmann deve essere considerato una suggestione giornalistica, non un candidato ufficiale né tantomeno il successore designato.
La scelta potrebbe peraltro ricadere su una figura internazionale non necessariamente tedesca, capace di accompagnare un gruppo che opera ormai su numerosi mercati europei e che potrebbe ulteriormente espandersi, anche attraverso la presenza in Polonia legata a mBank e la partecipazione in Alpha Bank in Grecia.
Non soltanto la Germania: la successione potrebbe arrivare dall’interno
Le ipotesi non si fermano a un presidente proveniente dall’estero, perché le diverse testate indicano anche la possibilità di valorizzare una figura già presente nel consiglio di amministrazione.
Tra i nomi richiamati compaiono la vicepresidente vicaria Elena Carletti, il consigliere Vincenzo Cariello, Jeffrey Hedberg e Antonio Domingues, tutti profili che, per esperienza e conoscenza delle dinamiche del gruppo, potrebbero rappresentare soluzioni di continuità.

In particolare, Elena Carletti (nella foto) viene indicata da Il Giornale e MF tra le possibili candidature interne, mentre Il Sole 24 Ore sottolinea che la scelta è ancora completamente aperta e dovrà essere affrontata insieme al rinnovo dell’intero consiglio.
La banca ha comunicato che Padoan collaborerà con Jeffrey Hedberg, responsabile del Comitato Nomine, per individuare un successore adeguato e assicurare una transizione ordinata. Non è stato annunciato alcun candidato e non è stato definito un calendario ufficiale per la scelta.
La procedura sarà inoltre influenzata dalle nuove disposizioni della Legge Capitali, che rendono particolarmente delicata la formazione e la presentazione della lista del consiglio uscente, soprattutto per le modalità di votazione e per i possibili effetti della presenza di liste di minoranza.
È un aspetto che potrebbe apparire puramente tecnico, ma che in realtà incide sulla composizione degli organi societari e sulla distribuzione delle responsabilità all’interno del futuro consiglio, compresi i comitati che svolgono funzioni fondamentali di controllo e gestione dei rischi.
Il Sole 24 Ore ricorda infatti che UniCredit dovrà valutare attentamente le conseguenze delle nuove regole, anche per evitare che la procedura di rinnovo produca risultati non coerenti con gli equilibri di governance desiderati.
La questione dovrebbe essere chiarita nei prossimi mesi, mentre la lista dei candidati sarà presentata nei termini previsti prima dell’assemblea di primavera.
Due consigli da rinnovare, un solo grande progetto industriale
La particolarità della situazione è che UniCredit potrebbe trovarsi a gestire quasi contemporaneamente due importanti operazioni di rinnovo della governance: quella del proprio consiglio di amministrazione, con la successione a Padoan, e quella del consiglio di sorveglianza di Commerzbank, dove Andrea Orcel intende tradurre la posizione azionaria raggiunta in una capacità effettiva di indirizzo strategico.
Come abbiamo raccontato nei precedenti articoli, dopo il via libera della BCE arrivato il 15 ottobre (vedi post UniCredit-Commerzbank, arriva il via libera della BCE: Orcel conquista la Germania, ora comincia la partita del potere), UniCredit attende ancora il completamento degli ulteriori passaggi autorizzativi, in particolare presso la Commissione europea e l’autorità polacca, prima di poter procedere pienamente al regolamento dell’operazione e al successivo riassetto della banca tedesca.
Tra gennaio e febbraio 2027 potrebbe essere convocata un’assemblea straordinaria di Commerzbank per rinnovare la componente del consiglio di sorveglianza espressa dagli azionisti, mentre i dieci rappresentanti dei lavoratori continuerebbero a svolgere il proprio ruolo secondo il sistema tedesco della cogestione.
Il cambiamento potrebbe coinvolgere Jens Weidmann e l’amministratrice delegata Bettina Orlopp, mentre per quest’ultima continua a circolare, come possibile successore, il nome di Michael Diederich, già alla guida di Hvb e attualmente dirigente di Deutsche Bank.
Si tratta naturalmente di scenari ancora da confermare, ma è evidente che il rinnovo della governance di Commerzbank e quello di UniCredit finiranno per intrecciarsi, perché entrambi dovranno accompagnare un progetto industriale che potrebbe trasformare profondamente la struttura del gruppo.
L’eventuale fusione inversa tra Commerzbank e Hvb, della quale ci siamo occupati ampiamente nelle scorse settimane, potrebbe infatti consentire a UniCredit di rafforzare il proprio controllo mantenendo sede e quotazione della banca risultante dall’operazione in Germania, ma richiederà ulteriori accordi, deliberazioni societarie e autorizzazioni.
E proprio per questo la scelta del nuovo presidente di UniCredit potrebbe assumere un valore che va ben oltre il semplice rinnovo di una carica, diventando un elemento importante nella costruzione dei futuri rapporti con le istituzioni tedesche e con gli altri interlocutori coinvolti nell’integrazione.

La notizia dell’uscita di Pier Carlo Padoan dalla presidenza di UniCredit mi ha sorpreso, non tanto perché un presidente di 76 anni possa decidere di concludere la propria esperienza alla scadenza del mandato, quanto per il momento nel quale questa decisione viene annunciata, proprio mentre Andrea Orcel si prepara a completare una delle operazioni bancarie più importanti degli ultimi anni.
Ho conosciuto e apprezzato il lavoro di Padoan sia quando è stato Ministro che da Presidente di UniCredit.
La sua esperienza alla presidenza di UniCredit merita di essere valutata anche alla luce del percorso precedente, perché parliamo di un economista che ha ricoperto incarichi internazionali di primo piano e che, come ministro dell’Economia, si è trovato ad affrontare alcune delle fasi più difficili della crisi bancaria italiana, compreso il salvataggio pubblico di Monte dei Paschi di Siena.
È quasi curioso che la sua uscita venga annunciata proprio mentre MPS torna al centro di una nuova e complicatissima stagione di aggregazioni bancarie, nella quale UniCredit, pur non essendo direttamente protagonista dell’offerta su Siena, continua a osservare con attenzione gli sviluppi del mercato italiano.
La storia bancaria, qualche volta, presenta coincidenze davvero singolari.
Padoan lascia una UniCredit profondamente diversa da quella che aveva trovato nel 2021. Ora bisognerà capire se il suo successore sarà chiamato soprattutto a garantire continuità oppure a rappresentare, anche simbolicamente, la nascita di una nuova grande banca europea.
E, conoscendo l’ambizione di Andrea Orcel, non escluderei che la scelta possa rispondere a entrambe le esigenze.

Il Giornale, Marcello Astorri, «Sorpresa UniCredit: in uscita Padoan», 29 ottobre 2026.
MF-Milano Finanza, Andrea Deugeni e Luca Gualtieri, «Presidente estero per UniCredit», 29 ottobre 2026.
la Repubblica, Sara Bennewitz, «Padoan lascia, per UniCredit ipotesi tedesca», 29 ottobre 2026.
Il Sole 24 Ore, Luca Davi, «UniCredit, Padoan lascia. Parte la corsa alla presidenza», 29 ottobre 2026.
La Stampa, Michele Chicco, «Padoan lascerà la presidenza di UniCredit», 29 ottobre 2026.
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