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Spezzatino Mps? No. Allora spezzatino Banco BPM? MF pone la domanda che avevamo fatto due giorni fa

Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

“Spezzatino a Milano?” MF scopre il rischio Banco BPM che avevamo sollevato due giorni fa

Due giorni fa, nel post Mps va difesa integra. E Banco BPM? Il risiko, i territori e quel silenzio sindacale che pesa del 3 settembre, avevamo provato a rovesciare il punto di osservazione del risiko.

Da settimane Siena, la Toscana, la politica e il sindacato difendono — legittimamente — l’integrità del Monte dei Paschi contro il progetto di Intesa Sanpaolo.

La domanda che avevamo posto era molto semplice: se lo spezzatino è sbagliato quando riguarda Mps, perché nessuno si domanda cosa potrebbe succedere a Banco BPM se fosse invece Mps ad acquisirla?

Questa mattina Fabio Pavesi su Milano Finanza pone sostanzialmente la stessa domanda.

E il titolo dice già parecchio: “Spezzatino a Milano?” Forse qualche domanda, due giorni fa, non era poi così peregrina.

Da Siena a Milano cambia la prospettiva

Il ragionamento di MF parte esattamente dalla contraddizione che avevamo evidenziato. Contro lo smembramento di Mps si è formato un fronte amplissimo: Comune di Siena, Regione Toscana, maggioranza e opposizione, organizzazioni sindacali e una parte del governo. Anche Giorgia Meloni ha manifestato perplessità sul progetto Intesa, che prevede una divisione delle attività del Monte con Unipol-Bper.

Ed è comprensibile.

Il progetto Intesa prevede esplicitamente che una nuova entità comprendente il marchio Mps, circa 635 filiali e gran parte delle strutture centrali necessarie per operare autonomamente venga ceduta a Unipol; Intesa manterrebbe Mediobanca, circa altre 625 filiali Mps e una parte delle strutture centrali.

Quello è uno spezzatino visibile. Ci sono i pezzi e sappiamo già, almeno nelle linee generali, dove dovrebbero andare.

Con il progetto Lovaglio la situazione è diversa. Ma diversa non significa necessariamente indolore.

Il problema nascosto dentro le “sinergie”

Ed eccoci al punto più interessante dell’articolo di Pavesi. Mps presenta il proprio progetto come la costruzione di un grande terzo polo che conserverebbe brand, sedi storiche, radicamento territoriale, competenze e specificità delle società coinvolte. Il piano complessivo prevede 2,6 miliardi di sinergie annue ante imposte, comprendendo gli 800 milioni già riferibili all’integrazione di Mediobanca.

Dentro quei numeri ci sono però anche importanti sinergie di costo.

Secondo i calcoli riportati oggi da Milano Finanza, per il perimetro Mps-Banco BPM si arriverebbe a circa 1,2 miliardi di riduzione dei costi, a fronte di costi operativi cumulati delle due banche di poco superiori a 4,6 miliardi. Circa il 26%. Attenzione: questo non significa che Mps abbia annunciato il taglio del 26% dei dipendenti Banco BPM. Sarebbe una conclusione che oggi non possiamo trarre. Significa però che qualcuno dovrà spiegare da dove arriveranno quei risparmi.

La parola “sinergie” non chiude filiali. Le decisioni industriali sì

Torniamo allora alle domande che avevamo fatto il 3 settembre. Quali funzioni verranno duplicate? Quali strutture centrali verranno integrate? Dove resteranno le direzioni? Quali filiali saranno considerate sovrapposte? Quali fabbriche prodotto resteranno nel gruppo? Quali attività potrebbero essere cedute? Che cosa potrebbe chiedere Crédit Agricole in cambio di un eventuale via libera all’operazione?

E soprattutto: su chi ricadrà la parte maggiore delle sinergie di costo?

Pavesi avanza un’ipotesi precisa: dati i rapporti di forza nella nuova banca, è plausibile che una parte importante dei sacrifici finisca proprio su Banco BPM. Non è ancora un fatto. Ma è esattamente la questione che dovrebbe essere approfondita prima, non dopo l’operazione.

Anche perché non sarebbe più una fusione alla pari

Questo aspetto continua secondo me a essere fondamentale. Il progetto originariamente proposto da Banco BPM a Mps era costruito esplicitamente come un merger of equals, con l’obiettivo dichiarato di preservare il DNA delle due banche e valorizzarne le rispettive culture. Banco BPM stimava allora oltre 1,1 miliardi di sinergie, dei quali più di 650 milioni di costo e oltre 450 milioni di ricavo.

Quel progetto è morto. Quello arrivato successivamente da Siena è un’altra cosa. Lo ha detto lo stesso consiglio di amministrazione di Banco BPM: questa è un’acquisizione, non una fusione.

E nell’assetto prospettato da Mps gli attuali soci senesi avrebbero il 50,1% del nuovo gruppo, contro il 37,2% degli azionisti Banco BPM. Il problema posto da MF, quindi, non è peregrino: se il controllo rimane dalla parte di Siena e bisogna realizzare oltre un miliardo di sinergie di costo, dove verranno cercate?

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C’è poi un altro punto che MF solleva

Pavesi mette a confronto anche la qualità degli attivi. Secondo i dati riportati nell’articolo, Mps presenta 2,9 miliardi di crediti deteriorati, con un Npe ratio lordo del 3,5% e netto dell’1,8%, mentre Banco BPM ha 2,2 miliardi di deteriorati, con ratio rispettivamente del 2,2% e dell’1,22%. A questo si aggiunge l’eredità dei contenziosi giudiziari di Mps. Il paradosso diventa quindi interessante.

Banco BPM entrerebbe senza premio in un gruppo nel quale sarebbe socio di minoranza rispetto agli attuali azionisti Mps, apportando una qualità dell’attivo migliore e partecipando contemporaneamente a un gigantesco programma di riduzione dei costi.

Naturalmente esiste anche l’altra faccia. Il progetto avrebbe dimensioni, redditività e capacità distributiva enormemente superiori: Mps prevede per l’intero gruppo un cost/income intorno al 36%, un ROTE superiore al 19% nel 2029 e una crescita dell’EPS 2028 intorno all’11%. È proprio per questo che non considero il progetto industrialmente assurdo.

Il problema è un altro: chi paga per raggiungere quegli obiettivi?

E torniamo al sindacato

Qui non posso che tornare al post del 3 settembre.

Avevamo osservato che le organizzazioni sindacali Mps hanno preso una posizione chiarissima sulla necessità di preservare l’integrità della banca, il suo radicamento territoriale, le strutture e l’occupazione.

Avevamo anche corretto l’affermazione iniziale sul “silenzio assoluto” dei sindacati Banco BPM: First, Fisac e Uilca avevano già parlato del risiko in termini generali, chiedendo tutela di occupazione e territori.

Ma sulla specifica Ops Mps-Banco BPM, e soprattutto sulle sue possibili conseguenze industriali e occupazionali, continuiamo ad aspettare una posizione altrettanto netta. Oggi Milano Finanza mette sul tavolo 1,2 miliardi di sinergie di costo e arriva a parlare di possibili «grandi sacrifici per i dipendenti».

A questo punto la questione non è più soltanto nostra. E quindi ripropongo le domande. Dove saranno realizzate quelle sinergie? Quante riguarderanno il personale? Quante le filiali? Quante le strutture centrali? Quale sarà il ruolo di Milano? E quali garanzie verranno chieste per i lavoratori Banco BPM?

Due giorni dopo, la domanda resta la stessa

Non mi interessa rivendicare un primato giornalistico che non abbiamo. Mi interessa però sottolineare una cosa.

Il 3 settembre abbiamo scritto: “L’integrità territoriale o è un principio, oppure diventa semplicemente campanilismo.”

Due giorni dopo Milano Finanza arriva, partendo dai numeri del piano Mps, alla stessa questione. Salvare Mps dallo spezzatino può essere un obiettivo perfettamente legittimo.
Ma non possiamo farlo semplicemente spostando il problema da Siena a Milano.

E soprattutto non possiamo celebrare 1,2 miliardi di sinergie di costo senza domandarci da dove arriveranno. Perché alla fine i miliardi sono numeri nelle presentazioni agli investitori.
Le filiali hanno indirizzi. Le direzioni hanno sedi. E i costi del personale hanno nomi e cognomi.

Per questo torno alla conclusione del post di due giorni fa: le pressioni commerciali riguardano il lavoro di oggi.

Il risiko riguarda il lavoro di domani.

Oggi anche Milano Finanza ha cominciato a chiedersi cosa potrebbe significare quel domani per Banco BPM.

Dal sindacato, invece, aspettiamo ancora una risposta, che speriamo arrivi presto, non dopo!!!


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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