Pubblicità

Sotto Traccia Sindacato n. 14 – Il risiko entra nelle filiali: Banco BPM alza il muro, MPS difende l’integrità del gruppo

Immagine di Gemini su prompt di ChatGPT

Il risiko bancario italiano continua a essere raccontato soprattutto attraverso offerte, partecipazioni, fusioni, concambi e strategie dei grandi azionisti. Ma mentre il mercato prova a capire quale sarà la prossima mossa sulla scacchiera, nelle banche cresce una domanda molto più concreta: che cosa succederà alle persone che ci lavorano?

È il tema che emerge con forza dagli ultimi interventi sindacali in Banco BPM e Monte dei Paschi di Siena. Due situazioni differenti e due linguaggi sindacali diversi, ma una preoccupazione comune: qualunque sarà il nuovo assetto del sistema bancario, il conto delle operazioni non può essere presentato alle lavoratrici e ai lavoratori.

Banco BPM: il risiko non può diventare uno strumento di pressione

Il documento dei Coordinamenti FIRST CISL, FISAC CGIL e UILCA UIL di Banco BPM parte da una considerazione che condivido da tempo: le concentrazioni bancarie non riguardano soltanto gli azionisti.
Quando due banche si fondono o quando una banca viene acquisita, cambiano inevitabilmente reti distributive, strutture centrali, organizzazione del lavoro, organici e spesso anche la presenza sui territori.

I sindacati utilizzano un’espressione interessante: “biodiversità bancaria”.

È un concetto che merita attenzione. Un sistema composto da banche con dimensioni, modelli organizzativi e radicamenti territoriali differenti probabilmente garantisce una maggiore pluralità rispetto a un mercato dominato da pochissimi grandissimi gruppi. Il problema diventa ancora più evidente quando alle concentrazioni si accompagna la progressiva chiusura delle filiali.

Abbiamo parlato molte volte della desertificazione bancaria e ormai i numeri dimostrano che non si tratta più soltanto di una questione sindacale. È un problema sociale, soprattutto nei piccoli comuni e per quella parte della popolazione che non possiede sufficiente familiarità con i servizi digitali.

Ma nel comunicato di Banco BPM c’è un altro passaggio che considero particolarmente importante.

Secondo le organizzazioni sindacali, l’incertezza provocata dal risiko starebbe entrando direttamente nella gestione quotidiana della rete. Le ipotesi di aggregazione e fusione verrebbero utilizzate anche come leva psicologica per aumentare la pressione sui risultati commerciali. Se così fosse, sarebbe un fenomeno da contrastare con decisione.

Un’operazione straordinaria non può diventare lo spauracchio con il quale convincere un gestore a vendere una polizza in più o raggiungere un budget sempre più elevato.

Il problema delle pressioni commerciali esisteva prima del risiko e continuerà a esistere dopo. Utilizzare l’incertezza societaria per esasperarlo sarebbe ancora più grave.

Dopo l’estate Banco BPM avrà tre partite sindacali aperte

Il comunicato guarda quindi alla ripresa autunnale, quando sul tavolo arriveranno tre questioni importanti: armonizzazione dell’assistenza sanitaria, VAP e rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale. Sul primo punto rimangono differenze tra le diverse platee del gruppo nelle contribuzioni e nelle prestazioni sanitarie. È uno dei classici problemi che nascono dopo anni di fusioni e incorporazioni: formalmente si lavora tutti per la stessa banca, ma alcune condizioni continuano a dipendere dalla provenienza aziendale.

Prima o poi queste differenze devono essere superate. Poi c’è il VAP.

Con i risultati raggiunti dal sistema bancario negli ultimi anni sarà sempre più difficile sostenere che la crescita della redditività possa riguardare soprattutto azionisti e dividendi mentre ai dipendenti venga chiesto semplicemente di aumentare ancora produttività e risultati.

Il rinnovo del CIA completerà una trattativa che, anche alla luce dell’incertezza sul futuro societario di Banco BPM, assume un peso decisamente maggiore del normale. Il messaggio dei tre sindacati è molto netto: “Noi non faremo sconti”.

Vedremo in autunno quanto questa dichiarazione riuscirà a trasformarsi in risultati negoziali.

MPS: prima viene l’integrità del gruppo

Di tono differente, ma politicamente altrettanto interessante, è il comunicato unitario di FABI, FIRST, FISAC, UILCA e UNISIN di Monte dei Paschi. Qui il sindacato prende atto della comparsa di un progetto alternativo che avrebbe come obiettivo la salvaguardia dell’integrità del Gruppo MPS.

Non c’è un’adesione preventiva. Le organizzazioni si riservano giustamente di valutarne gli effetti industriali, organizzativi e occupazionali. Ma il principio indicato è chiarissimo: qualsiasi soluzione futura dovrebbe preservare il valore industriale costruito da MPS e tutelare occupazione, professionalità e territori.

È una posizione comprensibile soprattutto ricordando quello che Monte dei Paschi ha attraversato nell’ultimo decennio.

I lavoratori di Siena hanno conosciuto crisi, ricapitalizzazioni, intervento pubblico, ristrutturazioni, uscite e anni nei quali persino il futuro della banca sembrava incerto. Oggi MPS è tornata a produrre risultati importanti ed è diventata addirittura uno dei protagonisti del consolidamento bancario italiano.

È difficile dimenticare chi abbia accompagnato tutta questa traversata. Le lavoratrici e i lavoratori.

Per questo trovo significativo che il sindacato chieda che il loro contributo venga riconosciuto non soltanto attraverso generiche rassicurazioni occupazionali, ma anche con riconoscimenti economici, percorsi professionali trasparenti, valorizzazione delle competenze, organici adeguati e migliore qualità del lavoro.

Il vero banco di prova del risiko

Siamo entrati probabilmente nella fase più delicata del consolidamento bancario italiano. Finché si discute di percentuali azionarie, concambi e capitalizzazione, tutto può sembrare una gigantesca partita finanziaria. Quando però le operazioni diventano concrete, comincia un’altra storia.

Bisogna decidere quali strutture rimarranno, quali verranno integrate, quante filiali saranno considerate sovrapposte, dove saranno collocati i centri decisionali, che cosa succederà agli organici e quale rapporto le nuove banche manterranno con i territori. Ed è precisamente lì che entra il sindacato.

Non credo sia realistico pensare che il sistema bancario italiano possa rimanere immobile. Fusioni, digitalizzazione e intelligenza artificiale continueranno a trasformarlo. Il punto non è impedire il cambiamento.

Il punto è decidere chi ne paga il prezzo e chi ne raccoglie i benefici.

Se dalle aggregazioni nasceranno banche più efficienti, redditizie e patrimonialmente solide, allora una parte di quel valore dovrà necessariamente tornare anche a chi quel valore contribuisce quotidianamente a produrlo.

E soprattutto non potremo scoprire, alla fine del risiko, di avere banche enormemente più grandi ma meno persone, meno filiali, meno presenza territoriale e più pressioni su chi è rimasto.

Perché a quel punto avremmo forse costruito gruppi finanziari più efficienti. Ma non necessariamente banche migliori.

📢 Vuoi rimanere sempre aggiornato?

Seguimi sui miei canali WhatsApp e Telegram per ricevere in tempo reale i nuovi post del blog, gli approfondimenti sul mondo bancario, assicurativo, sindacale, tecnologico,le recensioni di libri e tanto altro.

📱 Seguimi su WhatsApp

📢 Seguimi su Telegram

Pubblicità

Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.