Pubblicità

Sotto Traccia Finanza n. 15 – Mutui giovani, Sella, Poste, Bff, cyber risk e il tesoro di Tether

Immagine creata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

Anche questa settimana Sotto Traccia Finanza prova a mettere insieme notizie apparentemente lontane che, lette una accanto all’altra, raccontano invece bene dove sta andando il sistema finanziario. Ci sono i giovani che per comprare casa hanno bisogno di mutui sempre più lunghi, le banche che continuano a macinare utili e ad allargare il perimetro digitale, Poste che prepara un vero polo finanziario, il risiko che si sposta fino all’Africa e le Vigilanza che alzano il livello d’allarme sui rischi informatici legati all’intelligenza artificiale.

E poi c’è Tether, che dopo anni di sospetti mette sul tavolo una certificazione dei conti. Insomma: credito, tecnologia, consolidamento, sicurezza e nuove forme di denaro. La trasformazione continua, spesso senza clamore. Ma continua molto velocemente.

Mutui a quarant’anni: per gli under 36 qualche metro quadrato in più

Sul Sole 24 Ore del 10 agosto, Rossella Savojardo affronta uno dei problemi più concreti per le nuove generazioni: comprare la prima casa. Gli under 36 rappresentano ormai circa il 40% delle richieste di mutuo, ma prezzi immobiliari elevati, redditi non sempre brillanti e risparmi iniziali limitati rendono spesso proibitivo l’accesso al credito.

La novità interessante è l’arrivo di finanziamenti assistiti dalla garanzia Consap fino a quarant’anni. Allungare la durata consente di tenere sotto controllo la rata aumentando, però, il capitale finanziabile. Nell’esempio riportato dal giornale, una giovane coppia può passare da circa 145 mila a 170 mila euro di finanziamento mantenendo una rata sostanzialmente invariata.

Tradotto in termini immobiliari significa una stanza in più o qualche metro quadrato che può fare la differenza. Naturalmente il rovescio della medaglia è evidente: quarant’anni di mutuo significano anche quarant’anni di interessi e un debito che accompagna una parte enorme della vita lavorativa.

Resta inoltre il problema del rapporto rata-reddito, vero ostacolo per molti giovani, oltre all’alto Loan to Value richiesto da chi non dispone di un capitale iniziale significativo. Interessante anche il confronto tra fisso e variabile: oggi il secondo può apparire più conveniente, ma le attese sui tassi potrebbero ribaltare rapidamente il quadro.

Sella cresce, ma Hype pesa parecchio sui conti

Sul Sole 24 Ore dell’11 agosto, Luca Davi analizza il semestre del gruppo Sella, chiuso con un utile netto consolidato di 155 milioni di euro contro i 100,1 milioni dello stesso periodo del 2025.

Il numero, però, va letto bene. Una fetta rilevante della crescita deriva dall’impatto contabile positivo di 70,3 milioni legato all’acquisizione del restante 50% di Hype e alla rivalutazione della quota già detenuta. Senza questa componente straordinaria, l’utile sarebbe pari a 84,7 milioni, leggermente inferiore agli 87,2 milioni dell’anno precedente.

La parte industriale, comunque, cresce. I clienti sono arrivati a 3,4 milioni, di cui 1,9 milioni riconducibili a Hype. La raccolta globale sale a 84,1 miliardi, mentre gli impieghi raggiungono 13,5 miliardi. Molto forte anche Banca Patrimoni, con 2,9 miliardi di raccolta netta.

Il punto da osservare sono i costi, aumentati del 15,4%, con un cost/income salito al 71,8%. Sella sta quindi accelerando e investendo per crescere, ma dovrà dimostrare che l’aumento delle masse e dei clienti riesca, col tempo, a trasformarsi in redditività strutturale e non soltanto dimensionale.

Intesa Sanpaolo Assicurazioni: cresce soprattutto il Vita

Sempre l’11 agosto, i risultati di Intesa Sanpaolo Assicurazioni mostrano un utile netto consolidato di 565,1 milioni di euro nel primo semestre 2026, in crescita del 9,8%.

Il dato più significativo riguarda la produzione Vita, salita a oltre 10 miliardi di euro, con un incremento del 16,8%. A trainare sono soprattutto le polizze unit linked, cresciute del 29,8%, e la previdenza, in aumento del 26,8%. Anche le polizze tradizionali segnano comunque un progresso.

Cresce anche il business protezione, con premi per 916,5 milioni, mentre gli asset under management raggiungono 186,5 miliardi. Il Solvency Ratio del gruppo assicurativo è al 248%, un livello molto elevato.

Sono numeri che confermano quanto il modello bancassicurativo sia diventato decisivo per i grandi gruppi bancari. In una fase nella quale il margine di interesse tende progressivamente a normalizzarsi, assicurazioni, risparmio gestito e previdenza diventano sempre più importanti per sostenere commissioni e redditività.

Anche l’Africa entra nel risiko bancario

Sul Sole 24 Ore del 12 agosto, Alberto Magnani racconta un risiko meno seguito dalle nostre parti ma molto interessante: quello delle grandi banche africane.

La capitalizzazione del settore bancario continentale è passata dai 77,5 miliardi di dollari del 2016 agli oltre 142 miliardi attuali. E soprattutto i grandi gruppi sudafricani e nigeriani stanno accelerando le acquisizioni in Kenya, Uganda, Tanzania e negli altri mercati dell’Africa orientale.

Nedbank punta sulla keniota Ncba Group, Absa rafforza la propria presenza regionale, Standard Bank dichiara apertamente l’ambizione di diventare leader in Kenya. Anche i gruppi locali come Equity stanno allargando il proprio raggio d’azione.

Il motivo è semplice: crescita attesa, rendimenti più elevati e sviluppo rapidissimo della finanza digitale. In Africa, infatti, il confine tra banca tradizionale e fintech è molto meno netto che in Europa, grazie alla diffusione del mobile money.

È un consolidamento che vale la pena seguire: il prossimo grande risiko bancario internazionale potrebbe non partire da Francoforte o Parigi, ma da Nairobi, Johannesburg e Lagos.

Poste cambia pelle: nasce il polo finanziario

Sul Messaggero del 12 agosto, Andrea Pira racconta la nuova organizzazione di Poste Italiane, che ridurrà le attuali quattro unità strategiche di business a tre.

La trasformazione più importante riguarda il nuovo polo finanziario. Pagamenti, servizi finanziari e, in una seconda fase, attività assicurative saranno riuniti sotto un’unica struttura. La scissione parziale di PostePay e il suo progressivo inserimento sotto BancoPosta è il primo passaggio; successivamente, entro il 2027, dovrebbe arrivare anche Poste Vita.

Il senso industriale è chiarissimo. Poste vuole presentarsi al cliente con un ecosistema unico capace di integrare conto, carta, pagamenti, risparmio e assicurazioni. Ed è una risposta diretta alla concorrenza delle fintech e delle neobank internazionali.

La terza area sarà invece dedicata a connettività, tecnologia, telecomunicazioni ed energia, mentre resterà distinta la grande macchina logistica e distributiva.

Poste, insomma, assomiglia sempre meno a un’azienda postale e sempre più a una conglomerata finanziaria, assicurativa, tecnologica e distributiva.

Prestiti in aumento, ma il risparmio continua a essere remunerato poco

Sul Corriere della Sera, Claudia Voltattorni riprende i dati della Banca d’Italia relativi a giugno. I prestiti a famiglie e imprese crescono del 3,3%, accelerando rispetto al mese precedente.

I finanziamenti alle famiglie aumentano del 2,7%, quelli alle società non finanziarie del 3,2%. In crescita anche i depositi del settore privato, +2,8%, e la raccolta obbligazionaria, +6%.

Il dato che continua però a fare discutere riguarda la distanza tra ciò che costa prendere denaro in prestito e ciò che rende lasciarlo sul conto. Il Taeg sui nuovi mutui per l’acquisto dell’abitazione è intorno al 3,95%, mentre il credito al consumo supera ancora il 10%.

Dall’altra parte, secondo Unimpresa, i depositi continuano a essere remunerati mediamente attorno allo 0,29%.

È una forbice che spiega molto bene perché conti remunerati, fintech e nuovi operatori digitali stiano attirando crescente attenzione da parte dei risparmiatori.

L’Italia compra in Germania. E UniCredit pesa quasi tutto

Sul Corriere della Sera del 13 agosto, Andrea Bonafede racconta una tendenza che soltanto pochi anni fa sarebbe sembrata improbabile: le imprese italiane comprano sempre più in Germania.

Da inizio 2023 a luglio 2026 si contano oltre cento operazioni italiane sul mercato tedesco, per un valore complessivo di 17,8 miliardi di euro. Il numero va però interpretato: oltre l’80% del valore è riconducibile alla scalata di UniCredit in Commerzbank, che da sola vale 14,9 miliardi.

Ma il fenomeno è più ampio. Ci sono MFE in ProSiebenSat.1, Ariston, Msc nel porto di Amburgo, Mermec, EssilorLuxottica e perfino Italo, che prepara l’ingresso nell’alta velocità tedesca.

La Germania non è più soltanto il grande investitore che compra aziende italiane. Il rapporto si sta progressivamente riequilibrando.

E nel settore bancario l’operazione UniCredit-Commerzbank è il simbolo più evidente di questa inversione: un gruppo italiano che prova a conquistare uno degli istituti simbolo della prima economia europea.

Bff: Bankitalia entra nei dettagli

Su MF-Milano Finanza del 13 agosto, Luca Gualtieri torna sul dossier Bff Bank, questa volta entrando nel dettaglio delle contestazioni formulate dalla Banca d’Italia.

La Vigilanza non si è limitata alla classificazione dei crediti e alla governance. Sotto esame sono finite anche le metodologie utilizzate per stimare le perdite attese, i tempi di recupero, gli interessi di mora, le spese legali e gli accantonamenti legati ai contenziosi.

Particolarmente delicato il tema degli interessi di mora, perché una parte rilevante della redditività di Bff dipende proprio dai ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione. La banca aveva già allungato le stime dei tempi di recupero da circa 2.100 a 2.400 giorni.

La buona notizia è che dalla relazione semestrale non emergono nuovi ammanchi rispetto a quelli già comunicati. Ma il percorso correttivo non è concluso e Bff dovrà presentare un piano molto articolato alla Vigilanza.

Restano inoltre aperte tutte le opzioni strategiche: cartolarizzazione, riduzione del factoring, rafforzamento patrimoniale e possibili operazioni straordinarie. Il caso Bff è tutt’altro che chiuso.

AI e cyber risk: nove regole che cambiano il mestiere della banca

Su MF-Milano Finanza del 14 agosto, ancora Luca Gualtieri mette insieme le indicazioni arrivate da Bce, Banca d’Italia e Abi sui rischi informatici legati all’intelligenza artificiale.

Il punto centrale è che l’AI rende gli attacchi più veloci, sofisticati e scalabili. Può individuare vulnerabilità in tempi ridottissimi, costruire identità artificiali, automatizzare frodi e rendere molto più difficile distinguere un cliente reale da uno creato digitalmente.

Le autorità chiedono quindi alle banche di accelerare nella correzione delle vulnerabilità, coinvolgere direttamente i consigli di amministrazione, predisporre piani operativi, aggiornare continuamente l’inventario dei sistemi, rafforzare il monitoraggio e controllare molto meglio i fornitori esterni.

Poi servono segmentazione delle reti, sistemi di backup realmente funzionanti e soprattutto personale competente.

Il passaggio più importante, a mio avviso, è proprio questo: la cybersecurity non è più un problema del reparto informatico ma un rischio bancario vero e proprio, esattamente come il credito, la liquidità o il capitale. E quindi diventa responsabilità diretta dei vertici.

Tether supera l’audit. Ma trasparenza e legittimazione non sono la stessa cosa

Su Repubblica del 15 agosto, Filippo Santelli racconta un passaggio importante nella storia di Tether, la società che emette USDT, la stablecoin più utilizzata al mondo.

Per la prima volta i conti 2025 sono stati sottoposti a revisione da parte di Kpmg, che secondo quanto comunicato dalla società avrebbe certificato senza rilievi l’esistenza delle riserve. Le attività supererebbero di 6,8 miliardi di dollari le passività rappresentate dai circa 183 miliardi di USDT in circolazione.

Dentro quelle riserve ci sono soprattutto titoli del Tesoro americano, ma anche oro fisico custodito in Svizzera.

È un passaggio enorme per una società che per anni ha respinto o evitato una revisione completa dei conti e che ormai rappresenta una sorta di infrastruttura finanziaria parallela.

Non significa, però, che tutti i dubbi siano spariti. Restano questioni sulla struttura societaria, sul trasferimento in El Salvador, sui rapporti con Cantor Fitzgerald e sugli intrecci politici negli Stati Uniti.

Tether ha probabilmente conquistato un pezzo importante di legittimazione finanziaria. La piena trasparenza, però, è un’altra cosa.

Il commento di Max

Mettendo insieme queste notizie, emerge ancora una volta un sistema finanziario che cambia contemporaneamente in più direzioni.

I giovani riescono a comprare casa soltanto dilatando il debito fino a quarant’anni. Le banche tradizionali crescono, comprano fintech, fanno assicurazioni, riorganizzano le proprie fabbriche prodotto. Poste costruisce un unico ecosistema finanziario. L’Africa entra nella grande stagione delle fusioni. I pagamenti e la moneta si digitalizzano. E nel frattempo i supervisori si preoccupano che l’intelligenza artificiale, oltre a migliorare i servizi, possa diventare un formidabile strumento nelle mani di chi vuole violare quei servizi.

C’è però un filo comune: la relazione finanziaria si sta spostando sempre più dalla struttura fisica all’infrastruttura digitale.

La filiale perde centralità, mentre acquistano valore l’app, i dati, la sicurezza informatica, la capacità di offrire insieme pagamenti, credito, investimenti e assicurazioni. E persino il denaro cambia forma: accanto ai depositi bancari e ai titoli di Stato crescono stablecoin, token e nuove infrastrutture digitali che soltanto pochi anni fa venivano considerate poco più che esperimenti.

La finanza del futuro, insomma, sarà probabilmente molto più semplice da usare. Ma dietro quella semplicità apparente ci sarà una macchina enormemente più complessa da governare. Ed è proprio lì, sotto traccia, che si sta giocando la partita più importante.

📢 Vuoi rimanere sempre aggiornato?

Seguimi sui miei canali WhatsApp e Telegram per ricevere in tempo reale i nuovi post del blog, gli approfondimenti sul mondo bancario, assicurativo, sindacale, tecnologico,le recensioni di libri e tanto altro.

📱 Seguimi su WhatsApp

📢 Seguimi su Telegram

Pubblicità

Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.