
Buonvino e l’omicidio dei ragazzi
La nuova indagine di Buonvino
Introduzione
Può un suono misterioso, percepito da una sola persona, dare avvio a un’indagine poliziesca? Oppure il commissario è vittima di un’allucinazione? È da questa suggestione quasi metafisica che prende forma il nuovo romanzo di Walter Veltroni, dedicato al suo personaggio seriale, il Commissario Buonvino.
Aneddoti personali
E’ il primo libro di Walter Veltroni che leggo e conseguentemente il primo libro della serie del Commissario Buonvino. Ad essere sinceri la descrizione di Villa Borghese, dei suoi frequentatori, mi ha fatto ricordare i tanti anni passati a Roma e alle mattine in cui andavo a correre proprio nei luoghi descritti da Veltroni.
Recensione
L’ambientazione è centrale e non puramente decorativa. Villa Borghese, chiusa al pubblico nelle ore notturne, diventa un luogo sospeso, quasi irreale. È lì che Buonvino avverte un suono anomalo, qualcosa che sembra fuori posto. I suoi uomini controllano: non emerge nulla. Solo cani al guinzaglio, corridori mattinieri, passeggiate distratte lungo i viali.
Eppure quel dettaglio resta.
La mattina successiva arriva la notizia: il corpo di una ragazza viene ritrovato proprio a Villa Borghese, nell’orologio ad acqua vicino alla terrazza del Pincio. Suicidio? La scena suggerirebbe questo. Ma Buonvino non è convinto. E il lettore, con lui.
Veltroni costruisce così un’indagine che parte da un’intuizione fragile e si trasforma in un caso complesso: un omicidio camuffato da gesto estremo. La vittima è Ludovica Cappelli, giovane di Centocelle. Buonvino — uomo senza figli — promette alla madre di scoprire la verità. È una promessa che supera il dovere professionale e diventa impegno morale.
L’inchiesta porta il commissario a esplorare un universo giovanile fatto di silenzi, frasi non dette, verità occultate. Il mondo digitale — fotografie, chat, commenti, frammenti di diario — diventa parte integrante della trama investigativa. Non semplice cornice, ma archivio emotivo.
Veltroni affronta un tema delicato: la solitudine di una generazione apparentemente iperconnessa. Il romanzo non indulge nel moralismo, ma suggerisce una domanda di fondo: quanto gli adulti sanno davvero ascoltare? Famiglia, amici, scuola — istituzioni affettive prima ancora che sociali — sono in grado di cogliere i segnali?
Il ritorno del commissario avviene dentro una dimensione domestica quasi disarmante: un invito a cena da cui è difficile congedarsi, i Lego, le partite del Milan, il barista Ivano che riapre il chiosco. Veltroni inserisce questi elementi con misura, delineando un protagonista lontano dall’eroismo stereotipato: Buonvino è un uomo che osserva, ascolta, riflette.
Non mancano, come cifra stilistica dell’autore, i richiami cinematografici. Ma soprattutto emerge una Roma non da cartolina: una città vera, fatta di quartieri popolari e di angoli meno celebrati, restituita con uno sguardo affettuoso ma non indulgente.
Conclusioni
Il romanzo è scorrevole, ben ritmato, capace di tenere insieme tensione investigativa e riflessione sociale. Non punta solo alla soluzione del caso, ma utilizza l’indagine come strumento per interrogarsi su una fragilità collettiva.
Un libro che, al di là del meccanismo giallo, invita a fermarsi e ad ascoltare.
Da leggere.
Citazioni

Note
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