
I numeri raccontano spesso meglio delle parole lo stato di salute di una banca. E quelli del primo semestre 2026 di Mediobanca confermano che, nonostante una delle fasi più delicate della sua storia recente, l’istituto di Piazzetta Cuccia continua a macinare risultati record.
L’utile netto raggiunge i 711 milioni di euro, in crescita del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre i ricavi sfiorano i 2 miliardi di euro (1,95 miliardi), anch’essi in aumento del 6%.

Sono numeri che Alessandro Melzi d’Eril (nella foto) definisce senza esitazioni «i migliori della storia della banca».
Il dato assume ancora più valore se si considera il contesto: Mediobanca sta vivendo una complessa fase di trasformazione, dopo il passaggio sotto il controllo di Monte dei Paschi di Siena e mentre il settore bancario italiano continua a essere attraversato dal grande risiko.
Corporate e investment banking trainano la crescita
La vera locomotiva del semestre è stata la divisione Corporate & Investment Banking, che ha visto crescere i ricavi di circa il 13%, sostenuta dall’intensa attività di fusioni e acquisizioni in Italia e in Europa.
Mediobanca ha confermato il proprio ruolo di advisor di riferimento, partecipando a numerose operazioni di rilievo, mentre il mercato europeo dell’M&A ha mostrato una netta ripresa, soprattutto nelle operazioni di maggiore dimensione.
Anche Compass continua a rappresentare uno dei punti di forza del gruppo. Le erogazioni hanno superato i 5,3 miliardi di euro, un livello record che beneficia anche delle prime sinergie commerciali con la rete di Mps.
Generali continua a fare la differenza
Un altro pilastro resta la partecipazione del 13,2% in Assicurazioni Generali.
Il contributo del Leone di Trieste continua a essere determinante: oltre 316 milioni di ricavi e quasi 290 milioni di utile, confermando come questa partecipazione rappresenti ancora oggi uno degli asset strategici più importanti del gruppo.
È un elemento che continua ad avere un peso non soltanto economico, ma anche negli equilibri del capitalismo finanziario italiano.
Wealth management: i segnali di stabilizzazione
La divisione che aveva sofferto maggiormente durante il passaggio di controllo era il wealth management.
Nei mesi scorsi numerosi banker avevano lasciato la banca portando con sé consistenti masse gestite. Ora, però, i dati mostrano un progressivo rallentamento dei deflussi.

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Nel secondo trimestre le uscite si sono ridotte sensibilmente e la raccolta del risparmio gestito è tornata positiva, consentendo alle masse complessive di crescere oltre i 117 miliardi di euro.
Non significa che il problema sia completamente superato, ma rappresenta certamente un primo segnale di normalizzazione.
Un’integrazione che procede
Melzi d’Eril ha ribadito che il gruppo è pienamente concentrato sull’integrazione con Monte dei Paschi.
Le prime iniziative commerciali comuni sono già operative in tutti i principali segmenti di attività e il management conferma che il processo procede secondo i programmi, pur mantenendo prudenza a causa dell’incertezza macroeconomica e delle possibili evoluzioni del nuovo risiko bancario.
L’obiettivo dichiarato è replicare anche nel secondo semestre la qualità dei risultati ottenuti nei primi sei mesi dell’anno, con una crescita dell’utile a doppia cifra sull’intero esercizio.

Solo pochi mesi fa, osservando gli sviluppi del risiko bancario, molti si domandavano se Mediobanca sarebbe riuscita a mantenere la propria identità durante una trasformazione tanto profonda. I risultati di questo semestre sembrano dare una prima risposta.
La banca continua a produrre utili record, dimostra di saper contenere i costi, mantiene una solida patrimonializzazione e, soprattutto, continua a generare valore nei business che storicamente l’hanno resa un punto di riferimento della finanza italiana.
Naturalmente il percorso non è concluso. L’integrazione con Mps dovrà dimostrare nei prossimi anni tutta la propria efficacia e il risiko bancario è ancora tutt’altro che terminato.
Ma questi numeri raccontano una realtà diversa rispetto a quella che molti immaginavano: una Mediobanca che, pur cambiando proprietà e governance, continua a fare Mediobanca.
Ma la vera domanda è: cosa succederà quando arriverà Intesa Sanpaolo?

- Daniela Polizzi, “Mediobanca, utili a 711 milioni. Balzo dell’attività corporate: «I conti migliori di sempre»”, Corriere della Sera, 7 agosto 2026.
- E.B., “I profitti di Mediobanca volano, arginata la fuga dei patrimoni”, la Repubblica, 7 agosto 2026.
- Antonella Olivieri, “Mediobanca accelera sui ricavi. Utili in progresso a 711 milioni”, Il Sole 24 Ore, 7 agosto 2026.
Documentazione societaria:
- Relazione finanziaria semestrale Mediobanca al 30 giugno 2026.
- Presentazione dei risultati semestrali 2026 e videomessaggio dell’Amministratore Delegato Alessandro Melzi d’Eril.
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