Pubblicità

Intesa vede la vittoria su Mps. Messina si avvicina al traguardo, ma la prossima partita potrebbe chiamarsi Generali

Immagine generata da ChatGPT in relazione al contenuto del post

Andrea Rinaldi e Daniela Polizzi sul Corriere della Sera, Giuliano Balestreri sul Messaggero, Luca Gualtieri e Camilla Conti su Milano Finanza ed Enrico Netti sul Sole 24 Ore, negli articoli del 9 ottobre 2026, raccontano una giornata che potrebbe segnare un passaggio decisivo nel risiko bancario italiano, perché mentre si indebolisce ulteriormente la strategia difensiva di Luigi Lovaglio, le grandi fondazioni azioniste di Intesa Sanpaolo cominciano a ragionare apertamente sui nuovi equilibri che potrebbero nascere dall’acquisizione di Monte dei Paschi di Siena.

La novità più importante riguarda le posizioni assunte da alcuni grandi azionisti del Monte, a cominciare dal gruppo Caltagirone, che ha deciso di votare contro le proposte straordinarie del consiglio Mps, aggiungendosi così alle indicazioni già arrivate da Delfin e dalla famiglia Benetton e rendendo sempre più difficile il raggiungimento della maggioranza qualificata necessaria per approvare il piano predisposto da Lovaglio.
La conseguenza è che Intesa Sanpaolo vede ormai avvicinarsi il traguardo, anche se sarebbe prematuro parlare di vittoria definitiva prima dell’assemblea del 29 ottobre, delle autorizzazioni ancora necessarie e, soprattutto, dell’effettivo successo dell’Opas.

Il 29 ottobre rischia di diventare una formalità, ma i voti devono ancora arrivare

Il Corriere della Sera arriva a scrivere che, per molti addetti ai lavori, la partita sarebbe sostanzialmente terminata, perché dopo le decisioni dei grandi soci privati appare sempre più complicato immaginare che Lovaglio riesca a ottenere i due terzi dei voti richiesti per approvare le operazioni difensive del Monte.
Naturalmente rimane ancora da conoscere il comportamento dei grandi investitori istituzionali, che rappresentano una parte decisiva del capitale Mps e che potrebbero confermare oppure modificare le aspettative maturate in queste settimane, ma è evidente che il quadro si sia progressivamente spostato a favore di Messina.
Del resto, l’amministratore delegato di Intesa aveva chiarito pochi giorni fa che la sua offerta, migliorata di 25 centesimi in contanti per ogni azione Mps e portata a un valore complessivo di circa 31,4 miliardi, sarebbe diventata inefficace qualora l’assemblea avesse approvato anche soltanto una delle principali operazioni previste dal piano Lovaglio.
Una scelta che abbiamo commentato utilizzando la metafora del pallone portato via dal campo da chi non vuole più giocare secondo le regole degli altri e che oggi, alla luce delle decisioni degli azionisti, sembra avere raggiunto almeno una parte dell’obiettivo.
Messina ha costretto i soci del Monte a scegliere e alcuni dei più importanti hanno già fatto capire da quale parte intendono stare.
Resta da vedere se Lovaglio tenterà qualche ulteriore iniziativa, compresa l’ipotesi di un rinvio dell’assemblea evocata dal Corriere, ma al momento non risulta annunciata alcuna decisione in questo senso e un eventuale cambiamento del calendario dovrebbe avere motivazioni e presupposti adeguati.

Le fondazioni accolgono i possibili nuovi azionisti di Intesa

La seconda notizia importante arriva da Torino, dove durante le celebrazioni per i 35 anni della Fondazione Crt i presidenti delle principali fondazioni azioniste di Intesa Sanpaolo hanno commentato favorevolmente l’evoluzione dell’operazione.

Giovanni Azzone (nella foto), presidente di Fondazione Cariplo e dell’Acri, ha interpretato le decisioni dei grandi azionisti Mps come un allargamento del sostegno all’Opas, sottolineando che l’eventuale ingresso nel capitale Intesa di investitori come Delfin, Benetton e Caltagirone potrebbe rappresentare un elemento positivo per la stabilità del gruppo.

Sulla stessa linea Marco Gilli (nella foto), presidente della Compagnia di San Paolo, che ha giudicato favorevolmente la prospettiva di creare un gruppo bancario di maggiori dimensioni, capace di competere nel mercato europeo, dichiarando la disponibilità a collaborare con tutti gli azionisti che eventualmente entreranno nel capitale. Gilli ha però escluso espressamente l’ipotesi di un patto parasociale tra i grandi soci italiani, precisando che le fondazioni non esercitano un controllo sulla banca e che l’apertura ai nuovi investitori non deve essere interpretata come la costruzione di un blocco azionario organizzato.

La distinzione è importante, perché aderire all’Opas, ricevere azioni Intesa e decidere di mantenerle stabilmente nel proprio portafoglio sono tre passaggi differenti, e non tutti gli investitori hanno necessariamente gli stessi obiettivi o gli stessi orizzonti temporali.
La famiglia Benetton, attraverso Edizione, ha già manifestato l’intenzione di diventare azionista stabile di Intesa, mentre per gli altri grandi soci bisognerà verificare le decisioni definitive e soprattutto ciò che accadrà dopo l’eventuale conclusione dell’operazione.

Il nuovo azionariato di Intesa potrebbe cambiare gli equilibri della finanza italiana

L’aspetto che merita particolare attenzione è proprio la possibile trasformazione dell’azionariato di Ca’ de Sass, perché secondo le ricostruzioni del Corriere l’eventuale adesione all’Opas potrebbe portare Delfin a detenere circa il 3,8% di Intesa, il gruppo Caltagirone intorno al 2,9% ed Edizione circa lo 0,7%.
Si tratta naturalmente di percentuali indicative, subordinate al successo dell’offerta e alle scelte effettive dei singoli investitori, ma sufficienti per comprendere che il nuovo gruppo potrebbe presentare una composizione azionaria diversa da quella attuale, nella quale alle fondazioni bancarie e ai grandi investitori istituzionali si affiancherebbero alcune delle principali famiglie imprenditoriali italiane.
Ed è qui che la vicenda comincia ad assumere una dimensione più ampia rispetto alla semplice acquisizione di Mps, perché gli stessi protagonisti sono già presenti, direttamente o indirettamente, nell’azionariato di Generali.
Non si tratta quindi soltanto di capire chi controllerà Rocca Salimbeni, ma anche quali rapporti si formeranno tra soggetti che partecipano contemporaneamente al capitale di alcune delle maggiori istituzioni finanziarie del Paese.

📢 Segui il Blog di Max

Ricevi i nuovi post su WhatsApp o Telegram

📱 WhatsApp 📢 Telegram

Generali potrebbe diventare il prossimo capitolo del risiko

È proprio questo il tema centrale dell’analisi di Andrea Rinaldi (nella foto) sul Corriere della Sera, secondo il quale, una volta risolta la partita Mps, l’attenzione del mercato potrebbe spostarsi sugli equilibri azionari e sulla governance di Assicurazioni Generali.
Attraverso Mediobanca, Intesa erediterebbe infatti una partecipazione indiretta di circa il 13,2% del Leone di Trieste, che la collocherebbe tra i principali azionisti della compagnia, davanti a UniCredit, indicata dalla stampa con una partecipazione intorno al 9%.
Accanto a questi due gruppi bancari continuerebbero a essere presenti Delfin, Caltagirone, Edizione e altri investitori istituzionali, dando vita a un azionariato nel quale interessi industriali, finanziari e assicurativi potrebbero intrecciarsi in maniera ancora più complessa.
Il Corriere ipotizza che possano aprirsi nuovi confronti sulle alleanze distributive, sulla bancassicurazione, sul risparmio gestito e sul futuro di Banca Generali, ma è importante distinguere le possibilità prospettate dagli osservatori dalle operazioni effettivamente deliberate o annunciate.

Da parte sua, Messina ha sempre sostenuto che la partecipazione in Generali avrebbe natura finanziaria e che Intesa non intende esercitare un controllo sulla compagnia, posizione che dovrà naturalmente convivere con le valutazioni delle autorità competenti e con l’evoluzione concreta degli assetti azionari.

Interessante, in questo quadro, anche la dichiarazione di Anna Maria Poggi (nella foto), presidente della Fondazione Crt, che ha auspicato una convivenza stabile tra Intesa e UniCredit nell’azionariato del Leone, richiamando l’interesse generale a garantire stabilità a una delle maggiori imprese assicurative italiane.
La stabilità di Generali potrebbe quindi diventare il terreno sul quale verificare se i nuovi equilibri della finanza italiana favoriranno una collaborazione tra i grandi soci oppure apriranno un’altra stagione di contrapposizioni.

Intesa mette sul tavolo anche 20 miliardi per le piccole imprese

C’è infine una notizia che, pur non essendo direttamente collegata all’Opas su Mps, merita di essere letta nel contesto della strategia complessiva di Intesa Sanpaolo.

Camilla Conti (nella foto) su Milano Finanza ed Enrico Netti (nella foto) sul Sole 24 Ore raccontano infatti il nuovo accordo siglato dalla banca con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato, che prevede 20 miliardi di euro di nuovo credito destinato alle piccole e microimprese del commercio, del turismo e dell’artigianato.

L’iniziativa, promossa attraverso la Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, comprende finanziamenti per investimenti, digitalizzazione, efficienza energetica e ammodernamento delle attività, oltre a condizioni agevolate per alcune forme di credito e alla possibilità di sospendere temporaneamente il rimborso della quota capitale dei finanziamenti.
Particolarmente interessante è anche l’azzeramento delle commissioni sui pagamenti effettuati con Pos fisico fino a 20 euro, rispetto alla precedente soglia di 10 euro, una misura che secondo la banca potrebbe determinare un risparmio complessivo per gli esercenti di circa 100 milioni di euro nell’arco di 14 mesi.
Tra le altre iniziative figurano l’assunzione da parte della banca degli interessi sulla prima rata di determinati nuovi finanziamenti fino a 50 mila euro e ulteriori agevolazioni sulle rate di fine 2027 e fine 2028, con soluzioni specifiche per il turismo, l’artigianato e le imprese commerciali.
È una notizia importante perché riguarda quel tessuto di piccole attività economiche che costituisce una parte essenziale del sistema produttivo italiano e che spesso incontra difficoltà nell’accesso al credito, soprattutto quando deve affrontare investimenti tecnologici o periodi di rallentamento dei consumi.
Naturalmente 20 miliardi messi a disposizione non significano automaticamente 20 miliardi già erogati, e sarà quindi interessante verificare nel tempo quanti finanziamenti verranno effettivamente concessi, a quali condizioni e con quale distribuzione territoriale.

Messina vede il traguardo. Quello che trovo particolarmente interessante è il comportamento delle fondazioni bancarie, che già si dichiarano disponibili ad accogliere e a collaborare con i nuovi soci di Intesa, mostrando una notevole capacità di adattamento agli equilibri che potrebbero nascere dall’operazione.
Non è necessariamente un fatto negativo, perché la stabilità dell’azionariato può rappresentare un elemento importante per un gruppo bancario di queste dimensioni, ma credo che sarebbe utile ricordare che le fondazioni, per la loro storia e per le finalità che perseguono, dovrebbero guardare non soltanto alla solidità patrimoniale e alla remunerazione degli investimenti, ma anche alle conseguenze dell’aggregazione sui territori, sull’occupazione e sull’accesso al credito.
Infine, la notizia dei 20 miliardi destinati alle piccole imprese va nella direzione giusta e potrebbe avere ricadute positive anche su Siena e sulla Toscana, dimostrando quanto sia importante il ruolo che una grande banca può svolgere nell’economia reale, ma proprio per questo bisognerà verificare che l’ulteriore crescita dimensionale di Intesa non comporti un indebolimento del rapporto con le comunità locali e con quelle imprese che hanno ancora bisogno di trovare una banca capace di conoscerle e accompagnarle.

Quanto a Generali, vedremo. Certo è che una possibile intesa tra Intesa Sanpaolo e UniCredit, pur nel rispetto dell’autonomia della compagnia e delle regole sulla concorrenza, potrebbe rappresentare un elemento importante per la stabilità dell’azionariato e per il mantenimento dell’«italianità» del Leone di Trieste.
E forse, dopo tante battaglie per conquistare banche e partecipazioni, sarebbe interessante vedere i grandi protagonisti della finanza italiana trovare anche il modo di convivere.


Corriere della Sera, Daniela Polizzi e Andrea Rinaldi, «Intesa vede il traguardo» e Andrea Rinaldi, «Messina vede il traguardo. Adesso la partita si sposta sulle Generali», 9 ottobre 2026;
Il Messaggero, Giuliano Balestreri, «Azzone (Acri): bene il no di Caltagirone alle Ops», 9 ottobre 2026; Milano Finanza, Luca Gualtieri, «Le fondazioni applaudono alla strategia di Intesa», e Camilla Conti, «Intesa Sanpaolo, per le Pmi 20 miliardi di nuovo credito», 9 ottobre 2026;
Il Sole 24 Ore, Enrico Netti, «Turismo, commercio e artigianato: da Banca Intesa piano per 20 miliardi», 9 ottobre 2026.


🤖 Come viene usata l’intelligenza artificiale nel mio blog
Scopri come utilizzo l’IA per testi, immagini, ricerche e approfondimenti e quale parte del lavoro rimane sempre mia.
Leggi come utilizzo l’IA nel blog →

Pubblicità

Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.