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Intesa-Mps verso il passaggio decisivo: il 10 settembre parte davvero la sfida finale

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Il risiko bancario italiano entra nella settimana che può cambiare definitivamente gli equilibri del sistema. Dopo quasi tre mesi di offerte, contromosse, esposti, ipotesi di alleanze e progetti alternativi, il calendario comincia a stringere.

Come raccontano Stefano Righi su L’Economia del Corriere della Sera, Massimo Giannini e Andrea Greco su Repubblica Affari&Finanza, il primo appuntamento davvero decisivo sarà quello del 10 settembre, quando gli azionisti di Intesa Sanpaolo saranno chiamati ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’Opas su Monte dei Paschi di Siena.

È il passaggio che consentirà a Carlo Messina di trasformare il progetto annunciato l’8 giugno in una vera offerta operativa. E, almeno sulla carta, l’esito dell’assemblea sembra tutt’altro che incerto.

Gli advisor internazionali Iss e Glass Lewis hanno già raccomandato agli azionisti di Intesa di votare a favore dell’operazione. La banca punta a emettere fino a 5,7 miliardi di nuove azioni destinate ai soci di Mps e mantiene l’obiettivo di portare l’offerta sul mercato tra ottobre e dicembre, una volta ottenute tutte le autorizzazioni necessarie. Da quel momento inizierà davvero il conto alla rovescia.

Mps resta al centro, ma il vero obiettivo è più ampio

Stefano Righi (nella foto) insiste su un punto che ormai emerge sempre più chiaramente: questa operazione non riguarda soltanto Monte dei Paschi. Dietro Mps c’è Mediobanca. E dietro Mediobanca c’è Generali. Il vero crocevia del sistema finanziario italiano continua quindi a essere Trieste.

Se Intesa riuscisse a conquistare Mps, si troverebbe indirettamente a controllare anche la partecipazione oggi detenuta da Mediobanca nel Leone. Sommando quella quota alla partecipazione già posseduta direttamente da Ca’ de Sass, il peso complessivo di Intesa in Generali diventerebbe molto rilevante.

Ed è qui che la partita assume una dimensione sistemica.

Non a caso, sempre secondo L’Economia, il mercato comincia a interrogarsi anche sul ruolo di UniCredit.

Andrea Orcel, dopo aver costruito una presenza importante in Commerzbank con una strategia fatta di acquisti progressivi e aumento graduale della partecipazione, potrebbe teoricamente replicare lo stesso modello su Generali. UniCredit possiede già una quota significativa del Leone e potrebbe incrementarla senza dover necessariamente lanciare subito un’offerta. A quel punto il futuro di Generali potrebbe diventare il terreno su cui i due grandi gruppi bancari italiani si ritroveranno, questa volta non necessariamente come avversari.

Intesa e UniCredit: rivali o futuri alleati?

La posizione di UniCredit merita particolare attenzione. Se l’Opas di Intesa andasse in porto, BPER diventerebbe il secondo gruppo bancario nazionale per presenza territoriale grazie al trasferimento delle filiali Mps previsto dall’accordo con Unipol. Se invece prevalesse il progetto di Luigi Lovaglio, sarebbe Mps a superare UniCredit sul mercato domestico.

In ogni scenario UniCredit rischierebbe quindi di scendere al terzo posto in Italia.

Naturalmente la classifica nazionale racconta soltanto una parte della storia. Orcel ha trasformato UniCredit in un gruppo molto più europeo, con una capitalizzazione e una redditività enormemente cresciute negli ultimi anni e con il dossier Commerzbank ormai diventato il simbolo della sua strategia.

Ma proprio per questo Trieste potrebbe rappresentare una nuova occasione.

Righi immagina una strategia simile a quella adottata in Germania: aumentare progressivamente la partecipazione senza entrare immediatamente in conflitto con Intesa. Uno scenario ancora del tutto teorico, ma non privo di logica.

Il vero giudizio universale sarà a Siena

Se il 10 settembre rappresenta il passaggio quasi certamente favorevole a Messina, il 29 ottobre sarà invece il giorno decisivo per Luigi Lovaglio. L’assemblea di Monte dei Paschi dovrà infatti votare su una serie impressionante di questioni. Prima di tutto dovrà autorizzare il superamento della passivity rule.

Poi dovrà esprimersi sulle due Ops su Banco BPM e Banca Generali.

Infine dovrà votare sulla distribuzione straordinaria da 4 miliardi, composta da un miliardo in contanti e tre miliardi in azioni Generali.

E, se nel frattempo arriverà l’autorizzazione della BCE, potrebbe entrare nello stesso ordine del giorno anche la fusione con Mediobanca. Una vera maratona societaria.

Per Lovaglio sarà necessario ottenere il 66,67% del capitale presente per approvare le operazioni.

Ed è qui che entreranno in gioco gli azionisti.

Delfin, con il 17,5%, appare ancora in posizione di valutazione. Caltagirone, con il 13,5%, sembra invece più vicino alla proposta di Intesa. Poi ci sono il Tesoro, i fondi istituzionali e soprattutto il mercato, che controlla oltre metà del capitale. Saranno questi soci a decidere davvero il futuro della banca senese.

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Il vantaggio del tempo è tutto di Messina

Andrea Greco (nella foto) sottolinea un aspetto essenziale: Intesa ha il first mover advantage. Ha lanciato l’offerta per prima. Ha preparato per prima il percorso autorizzativo. Ha convocato per prima l’assemblea. E arriverà sul mercato prima delle due offerte di Mps. Questa differenza temporale può rivelarsi decisiva.

Quando le Ops su Banco BPM e Banca Generali entreranno nella fase operativa, l’Opas di Intesa potrebbe avere già raccolto una quota significativa del capitale del Monte. E qui si apre uno degli scenari più interessanti. Intesa ha indicato il 66,67% come soglia obiettivo, ma si tratta di una condizione rinunciabile.

Secondo alcune ricostruzioni, perfino una partecipazione nell’ordine del 35-40% potrebbe consentire a Ca’ de Sass di diventare il primo azionista e chiedere una nuova assemblea per modificare il consiglio di amministrazione di Mps. A quel punto un nuovo vertice potrebbe revocare le due Ops lanciate da Lovaglio.

È esattamente il tipo di scenario che gli otto studi legali di Intesa stanno analizzando.

E torna l’ipotesi del rilancio

Interessante anche un’altra possibilità. Dopo aver ripetuto più volte che non avrebbe aumentato l’offerta, Messina potrebbe teoricamente decidere un ritocco proprio alla vigilia dell’assemblea di Mps.

Non sarebbe necessariamente un rilancio enorme. Potrebbe essere sufficiente aumentare il premio quel tanto che basta per mandare un messaggio agli azionisti di Siena: prima di autorizzare le operazioni di Lovaglio, valutate bene cosa state rinunciando a incassare. È una possibilità, non una certezza.

Ma nel risiko bancario degli ultimi mesi abbiamo già imparato che le dichiarazioni definitive durano spesso fino alla mossa successiva.

E la Consob?

Sul tavolo resta naturalmente anche l’esposto presentato da Intesa. Massimo Giannini (nella foto) sottolinea come questa vicenda rappresenti il primo vero banco di prova della nuova Consob presieduta da Guido Stazi.
Dopo mesi in cui il sistema finanziario italiano è stato attraversato da operazioni straordinarie, indiscrezioni, offerte ostili, controfferte e movimenti di Borsa, la Commissione sarà chiamata a stabilire con chiarezza i limiti della passivity rule e gli obblighi di trasparenza. Non è un dettaglio tecnico.

La decisione della Consob potrebbe cambiare non soltanto questa partita, ma anche le regole con cui verranno gestite in futuro le grandi contese societarie italiane.

Più passa il tempo e più mi convinco che questa operazione non riguardi soltanto Monte dei Paschi. Mps è diventata il centro di una partita molto più grande che coinvolge Mediobanca, Generali, Unipol, BPER, Banco BPM, Crédit Agricole e, adesso sempre più chiaramente, anche UniCredit.

Stefano Righi pone una domanda interessante: che farà Andrea Orcel? UniCredit è rimasta finora apparentemente ai margini del risiko italiano, impegnata soprattutto sul fronte Commerzbank. Ma se gli equilibri descritti dagli scenari attuali diventassero realtà, la banca rischierebbe di ritrovarsi terza sul mercato domestico. Non credo che Orcel si farà prendere dal panico per una classifica nazionale. Il suo progetto è ormai chiaramente europeo.

Però Generali è un’altra cosa.

Possedere una partecipazione importante nel Leone significa avere un ruolo centrale nel risparmio, nelle assicurazioni e nel wealth management italiano ed europeo. E se Intesa dovesse arrivare indirettamente oltre il 16% attraverso Mediobanca, è difficile immaginare che UniCredit continui semplicemente a osservare. Potremmo quindi scoprire che Mps era soltanto il primo tempo e Generali sarà il secondo.

Resta poi il paradosso che continuo a sottolineare da settimane: Monte dei Paschi, la banca intorno alla quale ruota l’intera operazione, rischia di diventare l’oggetto più sacrificabile del progetto.

Una parte a Intesa, una parte a Unipol-BPER, il marchio da trasferire, le filiali da dividere. Mentre tutti parlano di Generali, Mediobanca e degli equilibri della finanza italiana. È difficile non vedere lo smembramento.

Il 10 settembre Messina dovrebbe incassare facilmente il via libera dei propri azionisti. Il vero appuntamento sarà il 29 ottobre a Siena. Quello sì sarà un voto vero.

E saranno finalmente gli azionisti di Mps a decidere se preferiscono il “porto sicuro” di Intesa oppure la scommessa, molto più complessa e rischiosa, costruita da Lovaglio. E che farà BancoBPM con il suo 3% di azioni MPS?

Dopo mesi di dichiarazioni, avvocati e schermaglie, la parola sta per passare ai proprietari delle banche. Ed era ora.


Stefano Righi, L’Economia del Corriere della Sera, 31 agosto 2026, “Caccia al Leone. Intesa chiede il sì ai soci, UniCredit alla finestra (per ora)”.
Massimo Giannini, Repubblica Affari&Finanza, 31 agosto 2026, “Il Risiko brucia: battesimo del fuoco per la Consob”.
Andrea Greco, Repubblica Affari&Finanza, 31 agosto 2026, “Con l’assemblea di Intesa al via il gioco dell’Opas”.


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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