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Il tesoro degli italiani vale 6.500 miliardi. Ma siamo davvero diventati più ricchi?

Immagine creata da Gemini su prompt di ChatGPT in base al contenuto del post

Lo studio della FABI fotografa un dato destinato a far discutere: la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha raggiunto il livello più alto di sempre, sfiorando i 6.500 miliardi di euro. In soli sei anni il patrimonio è cresciuto di circa 1.600 miliardi, pari a un aumento del 35%.
Una cifra impressionante, pari a più del doppio del debito pubblico italiano.
È una buona notizia? Sì, ma soltanto in parte. Per capire davvero cosa sta succedendo bisogna andare oltre il titolo.

Come sottolineano Marcello Astorri su Il Giornale, Raffaele Ricciardi su la Repubblica e Fabrizio Goria su La Stampa, non è aumentata soltanto la ricchezza: è cambiato profondamente anche il modo in cui gli italiani investono i propri risparmi.

Un patrimonio sempre più diversificato

Per decenni il risparmiatore italiano è stato descritto come prudente, quasi diffidente verso i mercati finanziari. Il conto corrente era il porto sicuro, anche quando rendeva pochissimo.
Oggi questa fotografia non è più del tutto attuale.
La liquidità continua a rappresentare una componente fondamentale del patrimonio delle famiglie, ma il suo peso relativo è diminuito. Tra il 2020 e il 2025 contanti e depositi sono passati da 1.556 a 1.603 miliardi di euro, una crescita limitata al 3%.
Molto diversa è stata invece l’evoluzione degli investimenti finanziari.
Le azioni detenute dalle famiglie italiane sono più che raddoppiate, passando da circa 974 miliardi a oltre 2.077 miliardi di euro (+113%).
Anche i titoli di Stato e le obbligazioni hanno registrato un incremento eccezionale (+111%), mentre i fondi comuni sono cresciuti di oltre il 30%.
Insomma, il portafoglio delle famiglie italiane appare oggi molto più equilibrato e diversificato rispetto a quello di appena sei anni fa.

Attenzione: non è tutto nuovo risparmio

Qui occorre evitare una lettura troppo semplicistica.

Come osserva Raffaele Ricciardi (nella foto) su la Repubblica, sarebbe ingenuo pensare che questo enorme incremento derivi esclusivamente da nuovi investimenti.
Una parte consistente della crescita è infatti dovuta alla rivalutazione degli strumenti finanziari.
Negli ultimi anni le Borse mondiali hanno vissuto una lunga fase di espansione. Piazza Affari, ad esempio, è passata dai circa 24.000 punti del 2020 agli oltre 50.000 attuali. Chi possedeva azioni o quote di fondi ha visto aumentare automaticamente il valore del proprio patrimonio.
È un aspetto importante, perché significa che quei 1.600 miliardi aggiuntivi non rappresentano interamente nuova ricchezza prodotta dal lavoro o dal risparmio, ma sono anche il frutto dell’andamento favorevole dei mercati finanziari.

Meno paura del rischio?

Il dato forse più interessante riguarda il cambiamento culturale.
Come evidenzia Fabrizio Goria (nella foto) su La Stampa, una quota crescente del risparmio viene indirizzata verso strumenti con maggiori prospettive di rendimento.
È il segnale di una maggiore educazione finanziaria? Probabilmente sì.
Ma è anche la conseguenza di anni nei quali lasciare il denaro fermo sul conto corrente significava perdere potere d’acquisto a causa dell’inflazione.
Gli italiani sembrano aver compreso che la liquidità è indispensabile per affrontare gli imprevisti, ma che non può essere l’unico strumento di gestione del patrimonio.

Una ricchezza distribuita in modo molto diseguale

C’è però una domanda che i numeri non rispondono. Chi possiede questi 6.500 miliardi?
Il patrimonio finanziario complessivo racconta la forza del sistema Paese, ma non descrive la distribuzione della ricchezza.
Negli stessi anni in cui il patrimonio finanziario cresceva del 35%, i salari reali italiani hanno perso potere d’acquisto e molte famiglie hanno continuato a fare i conti con inflazione, caro energia e aumento del costo della vita.
Chi aveva già un patrimonio investito ha beneficiato del boom dei mercati.
Chi vive quasi esclusivamente del proprio stipendio ha invece raccolto molto meno.
È una distinzione fondamentale, che impedisce di trasformare un dato macroeconomico in una fotografia della condizione economica di tutte le famiglie italiane.

Una forza per il Paese, ma anche una responsabilità

Lo studio della FABI conferma comunque un elemento spesso sottovalutato: il risparmio privato continua a rappresentare uno dei principali punti di forza dell’Italia.
È una risorsa strategica, capace di sostenere investimenti, finanziare il debito pubblico e garantire stabilità al sistema bancario.
Ma proprio per questo richiede politiche che incentivino un utilizzo consapevole del patrimonio, favoriscano l’educazione finanziaria e riducano le disuguaglianze.
Perché avere un Paese ricco sulla carta è importante.
Fare in modo che quella ricchezza produca benessere diffuso è la vera sfida dei prossimi anni.


Marcello Astorri, “Le famiglie non sono mai state così ricche. Il nostro patrimonio vale quasi 6.500 miliardi”, Il Giornale, 12 luglio 2026.
Raffaele Ricciardi, “Risparmio delle famiglie: il conto cambia volto, più azioni meno liquidi”, la Repubblica, 12 luglio 2026.
Fabrizio Goria, “Risparmio, i patrimoni volano a 6.500 miliardi”, La Stampa, 12 luglio 2026.
Studio FABI sulla ricchezza finanziaria delle famiglie italiane.


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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