
A Trieste arrivano gli ispettori dell’Ivass
La notizia, anticipata nei giorni scorsi e oggi approfondita da Il Sole 24 Ore, merita attenzione soprattutto perché l’Autorità di vigilanza assicurativa ha deciso di concentrare il proprio esame su uno dei comparti diventati più importanti nella strategia delle Assicurazioni Generali: l’asset management e, in particolare, i rapporti con Conning.
Una premessa è però indispensabile, soprattutto in giornate nelle quali ogni notizia riguardante Generali rischia immediatamente di essere letta attraverso la lente del risiko bancario.
Secondo le fonti vicine al dossier citate dalla stampa, si tratta di una normale attività ispettiva dell’Ivass nell’ambito della propria attività di vigilanza. Non risultano quindi, allo stato attuale, elementi che consentano di interpretare l’ispezione come la conseguenza di irregolarità accertate o di collegarla direttamente alle operazioni societarie che stanno interessando il Leone. Il controllo dovrebbe durare circa sei mesi.
Perché proprio l’asset management
Il punto interessante è semmai capire perché l’attenzione dell’Autorità si concentri proprio qui. Negli ultimi anni Generali ha progressivamente trasformato la gestione del risparmio in uno dei pilastri della propria strategia, affiancandola al tradizionale business assicurativo Vita e Danni.
E in questo percorso Conning ha avuto un ruolo importante.
Generali ne ha acquisito il controllo nel 2023 attraverso Generali Investment Holding, rafforzando significativamente la propria presenza internazionale nella gestione degli investimenti. L’acquisizione era stata autorizzata dalla stessa Ivass, che all’epoca aveva accertato che dall’operazione non derivassero pericoli per la stabilità dell’impresa né pregiudizi alla sana e prudente gestione. Adesso l’Autorità torna dunque a osservare quel comparto, questa volta nell’ambito della propria ordinaria attività ispettiva. Ed è difficile non notare quanto sia cambiato nel frattempo il peso strategico dell’asset management all’interno del gruppo.
Il precedente Natixis
Basta ricordare quanto accaduto con il progetto di alleanza tra Generali Investments e Natixis Investment Managers. Quella possibile operazione aveva provocato un confronto molto acceso perché la gestione del risparmio non veniva considerata soltanto una questione aziendale, ma un settore nel quale entrano in gioco anche la tutela del risparmio, la destinazione degli investimenti e il controllo di masse finanziarie enormi.
Il progetto non si è poi concretizzato. Ma quella vicenda ha mostrato chiaramente una cosa: l’asset management di Generali non è più un’attività collaterale al business assicurativo. È diventato uno degli asset strategici del Leone.
Ed è quindi comprensibile che sia anche oggetto di particolare attenzione da parte delle autorità.
Tutto accade mentre Generali è al centro del risiko
Poi c’è la coincidenza temporale. Ed è una coincidenza che va segnalata senza trasformarla automaticamente in un rapporto di causa ed effetto. L’ispezione arriva proprio mentre Generali è diventata uno degli snodi fondamentali del risiko finanziario italiano.
Intesa Sanpaolo ha ottenuto dall’Ivass l’autorizzazione preventiva all’acquisizione indiretta delle partecipazioni qualificate che, in caso di successo dell’OPAS su MPS, si troverebbe a detenere in Generali e nelle joint venture Axa-MPS.
Parallelamente l’Antitrust ha aperto la propria istruttoria sull’operazione Intesa-MPS. E qui Generali torna nuovamente in primo piano.
L’Autorità ha infatti osservato che il subentro di Intesa nella partecipazione oggi riconducibile a MPS attraverso Mediobanca non determinerebbe di per sé un controllo di fatto su Generali, perché Intesa non sarebbe in grado autonomamente di nominare la maggioranza del consiglio di amministrazione del Leone.
Ma questo non esaurisce il problema.
L’Antitrust intende verificare le conseguenze derivanti dai legami tra due gruppi che sono concorrenti in diversi mercati e, in particolare, i possibili rischi legati allo scambio di informazioni sensibili e alla concorrenza nelle polizze Vita. Sono dunque due piani differenti: Ivass vigila sulla compagnia e sul suo asset management; l’Antitrust esamina gli effetti concorrenziali dell’operazione Intesa-MPS.
Confonderli sarebbe un errore.
E intanto Generali prepara il riassetto di Alleanza
Come se non bastasse, il prossimo 30 settembre il consiglio di amministrazione di Generali dovrebbe affrontare un altro dossier importante: la possibile integrazione di Alleanza Assicurazioni. È un progetto che non nasce oggi.
L’ipotesi di semplificare la struttura societaria attraverso l’integrazione di Alleanza è stata studiata più volte nel corso degli anni e altrettante volte accantonata, anche perché in passato si temeva che i possibili vantaggi organizzativi potessero essere compensati dalla perdita di valore derivante dall’alterazione di un modello distributivo molto particolare. Adesso l’orientamento sembra essere cambiato.
La semplificazione potrebbe produrre sinergie organizzative e anche benefici fiscali: Il Sole 24 Ore ricorda che tra il 2015 e il 2025 Alleanza ha distribuito alla casa madre circa 4,2 miliardi di euro di dividendi, sui quali viene applicato il prelievo fiscale previsto sulla quota imponibile. Con l’integrazione questo passaggio verrebbe meno. E anche qui il tempismo è interessante.
Generali sta evidentemente ragionando sulla propria struttura proprio mentre attorno alla compagnia si stanno modificando gli equilibri azionari e industriali.

Un’ispezione non è una condanna e neppure la prova che esista qualcosa che non va. Le autorità di vigilanza fanno esattamente questo mestiere: vigilano.
Perciò eviterei interpretazioni fantasiose e soprattutto eviterei di sostenere che l’ispezione sia una conseguenza dell’OPAS Intesa-MPS o del via libera dell’Ivass alle partecipazioni assicurative indirette. Al momento non abbiamo elementi per dirlo.
Per ora, niente dietrologie. Ma una certezza sì: in questo risiko finanziario tutte le strade, prima o poi, sembrano passare da Trieste.