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Da braccio finanziario delle Coop a regista del sistema: chi comanda davvero in Unipol?

L’articolo del Fatto Quotidiano riapre il dibattito sul rapporto tra Carlo Cimbri e il mondo cooperativo. Ma la vera domanda oggi non è se esista ancora la “finanza rossa”. È capire chi guida chi

Immagine creata da ChatGPT in base al contenuto del post

Per anni Unipol è stata raccontata come il braccio finanziario del movimento cooperativo e della “finanza rossa”.


Unipol, Cimbri e la nuova finanza emiliana: dalla “finanza rossa” alla banca di sistema


Un pezzo importante della storia economica della sinistra italiana, un gruppo assicurativo nato e cresciuto all’interno di quel mondo che per decenni ha rappresentato una delle colonne portanti dell’economia emiliana.

Oggi però il quadro appare molto diverso.
L’articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano pone una domanda interessante: esiste ancora la cosiddetta “finanza rossa” oppure siamo di fronte a qualcosa di completamente nuovo?
La risposta probabilmente sta nel mezzo.

Le cooperative continuano ad essere il principale azionista di Unipol. Attraverso Coop Alleanza 3.0, Nova Coop, Coop Liguria, Coop Lombardia, Holmo e Cooperare controllano circa il 48% del capitale e oltre il 60% dei diritti di voto.

Formalmente, dunque, il controllo resta nelle loro mani.Sostanzialmente, però, la situazione appare diversa.

Negli ultimi quindici anni Carlo Cimbri ha trasformato radicalmente il Gruppo. Prima l’acquisizione di Fondiaria-Sai, poi la riorganizzazione societaria, successivamente la costruzione del polo bancario attraverso BPER, l’acquisizione di Carige, l’integrazione della Popolare di Sondrio e oggi il progetto che potrebbe portare Monte dei Paschi dentro l’orbita Unipol.

Una crescita costante, costruita senza grandi strappi e senza proclami ideologici. I numeri parlano da soli.

L’utile netto di Unipol è passato da circa 500 milioni a oltre 1,5 miliardi di euro. I dividendi distribuiti agli azionisti sono cresciuti in modo ancora più significativo. E proprio qui emerge uno degli aspetti più interessanti della vicenda.

Molte delle grandi cooperative socie attraversano da anni una fase complessa. La distribuzione organizzata combatte con margini sempre più ridotti, trasformazioni dei consumi, concorrenza crescente e costi elevati. In questo contesto i dividendi provenienti da Unipol sono diventati una componente sempre più importante degli equilibri economici delle cooperative stesse.
In altre parole, mentre un tempo era il mondo cooperativo a sostenere la crescita di Unipol, oggi è spesso Unipol a sostenere il mondo cooperativo.

È un ribaltamento storico.

Da questo punto di vista la discussione sulla “finanza rossa” rischia di essere fuorviante. I colori contano sempre meno. Contano i risultati.
Ed è difficile contestare quelli ottenuti da Cimbri.

Che piaccia o meno il suo stile manageriale, che si condividano o meno le sue posizioni sullo smart working o sull’organizzazione del lavoro, il presidente di Unipol ha costruito uno dei gruppi finanziari più influenti del Paese.
Non è un caso che nell’attuale risiko bancario il suo ruolo venga descritto da molti osservatori come quello del vero regista dell’operazione.

L’impressione è che la partita Monte Paschi non nasca improvvisamente nel giugno 2026 ma rappresenti il punto di arrivo di una strategia costruita nel tempo.

Una strategia semplice da descrivere: utilizzare la forza del business assicurativo per costruire una presenza sempre più rilevante nel settore bancario, creando una rete distributiva capace di rafforzare ulteriormente il gruppo.

In questa logica l’eventuale integrazione tra BPER e parte di Monte Paschi non sarebbe un colpo di teatro ma l’ennesimo tassello di un progetto industriale iniziato molti anni fa.

Resta naturalmente una domanda aperta. Se il nuovo colosso finanziario nascerà davvero, quali benefici concreti arriveranno per i territori, per le imprese, per i lavoratori e per le comunità che hanno contribuito alla crescita del gruppo?

Perché i bilanci raccontano il successo dell’operazione. Ma il vero giudizio arriverà quando si capirà se questa crescita sarà capace di produrre anche sviluppo, occupazione e valorizzazione delle professionalità.

È una domanda che riguarda il futuro di Unipol. Ma riguarda anche il futuro della finanza italiana.

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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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