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CIA Unipol: dal tavolo di partenza ai pilastri tematici. IKEA ringrazia!

Immagine generata da ChatGPT in relazione al conenuto del post

Confesso che cominciavo a preoccuparmi. Dopo quasi due anni dalla scadenza del CIA, il tavolo di partenza, gli incontri organizzativi e le discussioni metodologiche, pensavo che le parti fossero ancora impegnate a montare il MÖRBYLÅNGA, il robusto tavolo di IKEA che avevo immaginato come sede ideale della trattativa.
Invece mi sbagliavo. E chiedo umilmente scusa.
È arrivato il nuovo, attesissimo comunicato delle Segreterie di Coordinamento, che finalmente ci informa che nell’incontro con l’Azienda sono stati affrontati, cito testualmente, «dal punto di vista metodologico e organizzativo, i prossimi passi della trattativa per il rinnovo del CIA».
Una notizia straordinaria: dopo aver discusso di come iniziare a discutere, hanno finalmente discusso di come organizzare le prossime discussioni.
Ma il meglio deve ancora arrivare.
Le Segreterie ci spiegano che «l’obiettivo è arrivare ad un rinnovo organico».
Benissimo. Dopo tanto tempo, un rinnovo organico è certamente preferibile a uno surgelato, anche se comincio a sospettare che, continuando così, il CIA rischi di arrivare direttamente nel reparto dei prodotti a lunga conservazione.
E per raggiungere questo ambizioso obiettivo verranno affrontati «TUTTI i temi» contenuti nei diversi capitoli del contratto aziendale.
Avete letto bene? TUTTI, rigorosamente in maiuscolo.
Una precisazione rassicurante. Personalmente, da ingenuo pensionato ed ex sindacalista, avevo sempre pensato che rinnovare un contratto significasse discutere delle materie che lo compongono. Evidentemente non avevo considerato che, nel 2026, anche questa circostanza merita una solenne comunicazione ufficiale. Rimango un vetero- ex sindacalista.
Ma non finisce qui.
L’operazione si svolgerà «in una prospettiva che permetta di evolvere, in chiave più moderna, linguaggio e contenuti».
Ecco, questa sì che è una svolta.
Io, che pensavo a miglioramenti economici, welfare, orari, smart working e condizioni di lavoro, scopro che dobbiamo innanzitutto modernizzare il linguaggio.
Rimango un vetero- ex sindacalista, non idoneo ai nuovi percorsi di trattativa sindacale.

Propongo allora di sostituire ritardo contrattuale con dilatazione temporale partecipata, mancato rinnovo con percorso evolutivo in progress e attesa dei dipendenti con esperienza immersiva di pazienza collettiva.
Molto più moderno. E soprattutto molto meno impegnativo per il bilancio aziendale.

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E finalmente arrivano i pilastri!

Il comunicato annuncia infatti che si procederà per «pilastri tematici», cominciando da quella che oggi viene denominata Parte Generale.
A questo punto ho capito tutto.
Il MÖRBYLÅNGA era soltanto l’inizio. Adesso servono i pilastri.
E allora ho consultato idealmente il catalogo IKEA per completare l’arredamento della trattativa.
Una libreria BILLY per archiviare tutti i comunicati prodotti fino a oggi, uno scaffale KALLAX per sistemare le aspettative dei dipendenti, un divano KLIPPAN per rendere più confortevole l’attesa e, naturalmente, una bella lampada HEKTAR, perché dopo quasi due anni sarebbe opportuno cominciare a vedere un po’ di luce.
Quanto ai pilastri, suggerirei di controllare bene la confezione: non vorrei che mancassero proprio i pezzi indispensabili, quelli che riguardano gli aumenti economici, il potere d’acquisto, lo smart working e le altre questioni concrete che interessano i lavoratori.

Tre date. Tre vere date!

Ma attenzione, perché il comunicato contiene anche una notizia che rischia di passare inosservata.
È stato finalmente condiviso «un primo calendario di incontri»:

  • 12 novembre
  • 23 novembre
  • 1 dicembre

Tutti a San Donato Milanese.

Confesso una certa emozione. Dopo settimane di preparazione metodologica e organizzativa, abbiamo finalmente tre date da segnare sul calendario.
Non sappiamo ancora quali risultati produrranno, ma almeno sappiamo quando si incontreranno.
E non vorrei sembrare eccessivamente ottimista, ma questa volta potrebbe persino accadere che, durante una riunione, qualcuno cominci a discutere davvero di una clausola contrattuale.
Naturalmente senza esagerare: non si può pretendere tutto e subito.

«Andiamo avanti, decisi e compatti»

Il comunicato si conclude con una dichiarazione che merita di essere incorniciata: «Andiamo avanti, decisi e compatti. Vi aggiorneremo dopo ogni incontro».
Ecco, questa è la frase che mi ha definitivamente rassicurato. Decisi e compatti.
Sul fatto di andare avanti non avevo dubbi. Il problema, semmai, è capire a quale velocità.
Quanto alla compattezza, mi auguro che riguardi soprattutto la determinazione nel sostenere le richieste dei lavoratori, perché essere compatti nell’organizzazione delle riunioni è certamente apprezzabile, ma non basta a rinnovare un contratto.
E apprezzo molto anche la promessa di aggiornamenti dopo ogni incontro. Spero soltanto che, prima o poi, possano contenere qualcosa di diverso dalla descrizione del metodo adottato per organizzare l’incontro successivo.

Naturalmente sto scherzando, anche se fino a un certo punto. So benissimo che una trattativa complessa richiede metodo, organizzazione, calendari e una struttura condivisa. Non è questo che contesto.
Il problema è che il CIA Unipol è scaduto il 31 dicembre 2024 e siamo ormai alla fine di ottobre 2026. Nel frattempo il gruppo ha progettato operazioni finanziarie di enorme portata, ha raccolto quasi 2,5 miliardi di euro con un aumento di capitale e sta lavorando a un riassetto bancario che potrebbe cambiare profondamente il suo perimetro industriale.
E noi continuiamo a leggere comunicati che celebrano l’organizzazione della trattativa.
Non sto dicendo che non si debbano discutere tutti i capitoli del contratto o che la Parte Generale sia poco importante. Sto dicendo che, dopo tanto tempo, sarebbe legittimo aspettarsi qualche informazione in più sulle priorità negoziali, sulle richieste concrete e sulle posizioni che emergeranno nel confronto con l’Azienda.
Perché il rischio è che, a forza di parlare di metodo, il metodo finisca per diventare la notizia, mentre il contratto rimane sullo sfondo.
E allora torniamo a IKEA.
Almeno quando acquisti un mobile, nella confezione trovi le istruzioni, le viti, i pezzi da montare e, alla fine, se hai lavorato bene e non hai perso la chiave a brugola, ottieni qualcosa di utilizzabile e volte ti rimangono anche dei pezzi.
Qui, invece, rischiamo di arrivare alla fine del triennio 2025-2027 con le istruzioni perfettamente condivise, i pilastri tematici accuratamente classificati, il linguaggio finalmente modernizzato e il CIA ancora dentro l’imballaggio originale.
E visto che IKEA è famosa anche per le sue polpette, mi permetto un’ultima proposta: al prossimo incontro portatele pure. Magari pagandole con un buono pasto finalmente rivalutato.
Perché i lavoratori non chiedono un mobile nuovo. Chiedono un contratto. E possibilmente senza dover aspettare che qualcuno finisca di leggere le istruzioni di montaggio.


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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