
Fonte: comunicato unitario delle Organizzazioni Sindacali del Gruppo Unipol – FIRST-CISL, FISAC-CGIL, FNA, SNFIA, UILCA-UIL, relativo all’incontro del 9 ottobre 2026.
Confesso che questa volta non so se ridere o preoccuparmi, perché soltanto poche ore fa avevamo pubblicato un articolo ironico sul silenzio delle Organizzazioni Sindacali del Gruppo Unipol dopo l’incontro del 9 ottobre per il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale, arrivando perfino a proporre un comunicato immaginario scritto con l’aiuto di Gemini, l’intelligenza artificiale di Google, e adesso che finalmente è arrivato quello autentico mi trovo davanti a una situazione che, sinceramente, non avevo previsto: il nostro comunicato satirico conteneva più argomenti di quello ufficiale, vedi post CIA Unipol, il sindacato tace. Per fortuna c’è l’intelligenza artificiale che scrive i comunicati.
E pensare che avevamo esagerato apposta, inventando formule improbabili, riconoscimenti reciprocamente riconosciuti, confronti destinati ad approfondire ulteriori approfondimenti e calendari da definire quando sarebbe stato possibile definire qualcosa, nella convinzione che la realtà, prima o poi, avrebbe ristabilito le giuste distanze tra una parodia e un documento sindacale.
Invece la realtà ha deciso di partecipare alla gara, e devo riconoscere che si è difesa benissimo.
Naturalmente non voglio sostenere che il comunicato sindacale sia falso, né che l’incontro sia stato inutile, perché non conosciamo nel dettaglio quanto sia accaduto al tavolo negoziale e non possiamo escludere che siano stati affrontati argomenti che le Organizzazioni Sindacali hanno preferito non rendere pubblici; il problema, però, è proprio questo, perché dopo aver letto il documento ufficiale continuiamo a non sapere praticamente nulla di ciò che i lavoratori avrebbero legittimamente interesse a conoscere.
“Al tavolo di partenza”: un titolo che vale già tutto il comunicato
Il documento si intitola “AL TAVOLO DI PARTENZA”, una scelta che considero involontariamente geniale, perché il Contratto Integrativo Aziendale è scaduto a marzo, la piattaforma è stata approvata nelle assemblee di giugno, il primo incontro si è svolto il 17 settembre e il secondo il 9 ottobre, ma evidentemente, nonostante tutto questo tempo, siamo ancora nella fase nella quale ci si prepara a partire.
Avevamo scherzato sul fatto che nelle relazioni sindacali Unipol sette mesi rappresentino appena il tempo necessario per togliersi il cappotto, accomodarsi e ordinare un caffè, ma adesso comincio a sospettare che non siamo ancora arrivati nemmeno al momento del caffè, perché prima bisogna probabilmente condividere la necessità di individuare responsabilmente le modalità attraverso le quali procedere alla scelta delle bevande, nel pieno rispetto dei ruoli e valorizzando il percorso di consultazione del menù.
Scherzi a parte, il comunicato riferisce che venerdì 9 ottobre si è svolto a Bologna il secondo incontro e che l’Azienda, riprendendo le premesse illustrate dai sindacati nella piattaforma del 17 settembre, ne ha richiamato i principali contenuti, condividendo l’esigenza di sviluppare una negoziazione organica e complessiva del CIA di Gruppo.
Fermiamoci un momento, perché il passaggio merita attenzione: il 17 settembre i sindacati hanno illustrato la piattaforma e il 9 ottobre l’Azienda ne ha richiamato i contenuti, condividendo l’esigenza di discuterli.
È certamente positivo che le parti concordino sull’opportunità di affrontare complessivamente il rinnovo contrattuale, ma sarebbe stato piuttosto sorprendente il contrario, considerando che si sono incontrate proprio per negoziare quel contratto e che, almeno fino a prova contraria, la funzione di un tavolo negoziale dovrebbe essere quella di discutere le richieste presentate e provare a trovare un accordo.
Insomma, dopo due incontri abbiamo finalmente scoperto che Azienda e sindacati sono d’accordo sulla necessità di trattare.
Una conquista che, per prudenza, eviterei di sottovalutare.
Il capolavoro del linguaggio negoziale
Ma il meglio deve ancora arrivare, perché il comunicato prosegue spiegando che l’Azienda ha confermato la volontà di avviare: «un percorso di lavoro strutturato, fondato sul senso di responsabilità reciproco nel rispetto dei ruoli e sulla valorizzazione del percorso negoziale».
Ora, sia chiaro, non c’è assolutamente nulla di sbagliato nel richiamare la responsabilità reciproca, il rispetto dei ruoli o la necessità di un confronto strutturato, perché sono principi importanti e dovrebbero rappresentare la base di qualsiasi relazione industriale seria.
Ma dopo sette mesi dalla scadenza del contratto e due incontri, forse sarebbe stato utile sapere anche qualcosa di più concreto, per esempio se l’Azienda abbia espresso una prima valutazione sulle richieste economiche, se abbia manifestato disponibilità su qualche capitolo della piattaforma, se esistano già punti di divergenza oppure se sia stato almeno concordato un calendario per affrontare le diverse materie.
Nel documento, invece, non troviamo nessuna di queste informazioni e apprendiamo soltanto che l’obiettivo è costruire «un confronto coerente e articolato sui vari pilastri del Contratto Integrativo Aziendale».
E qui devo ammettere che Gemini ha ancora qualcosa da imparare, perché nel nostro comunicato satirico avevamo utilizzato espressioni come dialogo costruttivo, approfondimenti successivi e responsabilità reciproca, ma non eravamo riusciti a raggiungere questa straordinaria concentrazione di parole che descrivono il metodo senza raccontare praticamente nulla del merito.
Se l’intelligenza artificiale deve davvero imparare a scrivere comunicati sindacali, forse conviene farle leggere direttamente gli originali.
La parte economica? Il welfare? L’organizzazione del lavoro? Non pervenuti
La questione diventa meno divertente quando si prova a cercare nel comunicato qualche riferimento alle richieste contenute nella piattaforma approvata dai lavoratori, perché stiamo parlando di un rinnovo che dovrebbe affrontare questioni importanti come il premio aziendale, il potere d’acquisto, la previdenza complementare, l’assistenza sanitaria, i sostegni alla genitorialità, la formazione e gli effetti delle trasformazioni tecnologiche sull’organizzazione del lavoro.
E naturalmente c’è anche il tema della flessibilità, mentre sullo smart working abbiamo già espresso più volte le nostre considerazioni, osservando come una rivendicazione possa progressivamente scomparire dal confronto non necessariamente perché sia venuta meno l’esigenza dei lavoratori, ma perché si è diffusa la convinzione che sia inutile continuare a proporla.
Non pretendo che nel secondo incontro siano già state risolte tutte queste questioni e non mi aspetto certo che l’Azienda abbia accolto immediatamente le richieste sindacali, ma un comunicato dovrebbe almeno consentire di capire se si è cominciato a discutere dei contenuti oppure se ci si trova ancora nella fase preliminare di definizione del metodo.
Nel testo ufficiale non troviamo risposte, non troviamo cifre, non troviamo indicazioni sulle eventuali disponibilità aziendali e non troviamo neppure una data per il prossimo appuntamento.
Naturalmente l’assenza di queste informazioni nel comunicato non dimostra che non siano state affrontate durante l’incontro, ma significa che i lavoratori, leggendo il documento, non hanno gli elementi per saperlo.
E questa, a mio avviso, è già una notizia.
Avevamo inventato un comunicato. Quello vero è riuscito a superarci
Nel post pubblicato poche ore fa avevamo immaginato un comunicato nel quale le parti riconoscevano reciprocamente l’importanza del riconoscimento, condividevano la centralità delle persone e si riservavano di individuare le modalità per definire il calendario degli incontri destinati a programmare successivi approfondimenti.
Era una parodia dichiarata, naturalmente, e proprio per questo avevamo volutamente esasperato le formule più abusate della comunicazione sindacale, cercando di dimostrare quanto fosse facile produrre un documento apparentemente solenne senza comunicare alcuna informazione verificabile.
Il nostro comunicato, però, aveva almeno un vantaggio: parlava di parte economica, welfare, flessibilità e organizzazione del lavoro, anche se le risposte erano completamente inventate e volutamente assurde.
Quello ufficiale, invece, non entra neppure in questi argomenti.
Devo quindi riconoscere che abbiamo sottovalutato la capacità della realtà di superare la satira, perché pensavamo di avere scritto un testo esageratamente generico e invece abbiamo scoperto che era ancora troppo dettagliato.
Naturalmente sarebbe scorretto confrontare un documento satirico, che può inventare liberamente qualsiasi contenuto, con un comunicato autentico, che deve necessariamente attenersi a ciò che è stato effettivamente discusso, ma proprio questa differenza rende ancora più evidente la domanda fondamentale: se durante l’incontro non sono emerse posizioni concrete, perché non dirlo semplicemente?Sarebbe bastato spiegare che il confronto è rimasto interlocutorio, che l’Azienda non ha ancora fornito risposte di merito e che le parti stanno definendo come proseguire la trattativa, qualora questa fosse stata effettivamente la situazione.
Poche righe, certamente meno solenni, ma probabilmente molto più utili per chi legge.
E poi arriva la parola “trasparente”
La conclusione del comunicato merita una riflessione particolare, perché le Organizzazioni Sindacali dichiarano di avere ribadito che la condivisione degli obiettivi è alla base di relazioni industriali avanzate e aggiungono che continueranno a seguire l’evoluzione del confronto per garantire «una trattativa trasparente e coerente con le esigenze delle Lavoratrici e dei Lavoratori».
È proprio la parola trasparente che mi ha colpito, perché non dubito che le Organizzazioni Sindacali intendano perseguire questo obiettivo, ma faccio fatica a comprendere come una comunicazione che non riporta alcuna posizione concreta dell’Azienda, non individua i temi effettivamente discussi e non indica nemmeno quando dovrebbe svolgersi il prossimo incontro possa essere considerata un esempio particolarmente convincente di trasparenza informativa.
Naturalmente la trasparenza negoziale non coincide con la pubblicazione integrale dei verbali e non significa rendere pubblica ogni valutazione riservata, perché una trattativa richiede anche discrezione e capacità di gestire i tempi del confronto, ma dovrebbe almeno consentire ai lavoratori di distinguere tra ciò che è stato ottenuto, ciò che è stato respinto e ciò che rimane ancora da discutere.
Altrimenti rischiamo di trasformare la trasparenza in un’altra di quelle parole che vengono ripetute talmente spesso da perdere progressivamente il loro significato.
Il commento di Max: non è una questione di comunicati, ma di rappresentanza
Conosco abbastanza bene il mondo delle relazioni industriali per sapere che non tutte le riunioni producono risultati, che spesso i primi incontri servono a definire il perimetro della trattativa e che sarebbe sbagliato pretendere un accordo prima ancora che le parti abbiano avuto il tempo di discutere seriamente le rispettive posizioni.
Ma proprio perché conosco quel mondo, continuo a pensare che il dovere di informare i lavoratori non cominci quando si raggiunge un risultato, bensì quando si apre una trattativa, e che spiegare con chiarezza le difficoltà, i rinvii e le eventuali indisponibilità della controparte sia una parte essenziale della rappresentanza sindacale.
E a questo punto non mi resta che fare una proposta, naturalmente ironica: per il prossimo comunicato potremmo mettere a disposizione gratuitamente Gemini e ChatGPT, magari chiedendo a entrambi di evitare formule come “valorizzazione del percorso negoziale” e “confronto coerente e articolato” e di rispondere invece a tre semplicissime domande: che cosa avete chiesto, che cosa ha risposto l’Azienda e quando vi rivedrete? Se poi le risposte non ci sono ancora, basterebbe dirlo.
Nel frattempo, il CIA è scaduto a marzo, siamo arrivati a ottobre e il titolo del comunicato continua a ricordarci che siamo “al tavolo di partenza”.
Scommettete con me che a breve inizieranno le riunioni “ristrette” cioè quelli di uno o due per sigla, da non comunicare alle lavoratrici e ai lavoratori? Anche qui nulla di nuovo. E’ nella prassi sindacali.
La speranza è che ciò avvenga nella massima trasparenza e velocità.