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Banco BPM gela Mps: «È un’acquisizione, non una fusione e non c’è premio». Ora si aspetta Generali

Immagine di Gemini

La prima risposta ufficiale di Banco BPM alla doppia offensiva lanciata da Luigi Lovaglio è arrivata. E, pur non essendo ancora una bocciatura formale dell’Ops di Monte dei Paschi, contiene abbastanza elementi per capire che la strada verso Piazza Meda è decisamente in salita.

Il Consiglio di amministrazione di Banco BPM, riunitosi oggi in seduta straordinaria, ha esaminato l’offerta pubblica di scambio annunciata da Mps il 21 agosto e ha immediatamente fissato alcuni paletti.
Il cda è durato solo 2 ore. Secondo alcuni consiglieri, il tempo è stato così breve, perchè c’era poco da discutere.

Il primo paletto è politico prima ancora che finanziario: l’offerta non è stata concordata con Banco BPM e non è stata sollecitata dalla banca milanese.

Il secondo è ancora più importante. Piazza Meda sottolinea che quella presentata da Lovaglio è un’operazione «strutturalmente diversa» rispetto al progetto avanzato dallo stesso Banco il 7 giugno.

Allora Castagna proponeva una fusione tra due banche, sostanzialmente un merger of equals. Adesso Mps propone invece, secondo la lettura del Banco, un’acquisizione di Banco BPM da parte di Monte dei Paschi.

Non è una distinzione semantica. Cambia completamente la prospettiva dalla quale gli azionisti di Piazza Meda devono valutare l’operazione.

E infatti arriva il terzo paletto, probabilmente il più pesante: l’offerta non riconosce alcun premio agli azionisti di Banco BPM.

E quando qualcuno vuole comprare una banca che capitalizza circa 25 miliardi senza riconoscere un premio ai suoi azionisti, qualche domanda inevitabilmente nasce.

Non è ancora un no. Ma certamente non è un sì

Il CdA non poteva oggi pronunciare il verdetto definitivo sull’Ops. Ci saranno documenti, valutazioni finanziarie, fairness opinion, advisor e soprattutto dovrà essere chiarito meglio il progetto complessivo immaginato da Mps. Ma il linguaggio scelto da Banco BPM mi sembra tutt’altro che neutrale.

Dire contemporaneamente: non ce l’avete chiesto; non abbiamo concordato nulla; questa non è la fusione che avevamo proposto noi; state cercando di acquisirci; non riconoscete nemmeno un premio ai nostri azionisti non equivale precisamente a stendere il tappeto rosso davanti a Luigi Lovaglio.

E c’è un particolare importante: le determinazioni sono state assunte all’unanimità.

Dentro quel Consiglio siedono anche i consiglieri eletti dalla lista di Crédit Agricole. E questo inevitabilmente riporta al vero convitato di pietra di tutta l’operazione: Parigi.

Crédit Agricole possiede il 29,3% di Banco BPM. E dopo aver fatto saltare poche settimane fa il progetto di fusione Mps-BPM ricordando che «nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi», difficilmente consegnerà oggi quel 29,3% a Siena senza ottenere qualcosa in cambio.

Nel frattempo arriva Moody’s: nessun effetto immediato sui rating, ma attenzione ai rischi

Nella giornata è arrivata anche la prima valutazione di Moody’s Ratings, che per il momento non vede conseguenze immediate sui rating di Mps e Banco BPM.

Il motivo è abbastanza semplice: siamo ancora davanti a un progetto caratterizzato da un livello elevatissimo di incertezza. Mps, essendo a sua volta oggetto dell’offerta di Intesa Sanpaolo, dovrà prima ottenere l’autorizzazione dei propri azionisti. L’assemblea è prevista per il 29 ottobre e servirà una maggioranza dei due terzi. Moody’s riconosce comunque una logica industriale all’operazione.

Se il piano Lovaglio andasse interamente in porto, nascerebbe un gruppo con circa 810 miliardi di attività finanziarie, con una maggiore componente di ricavi commissionali e capital light grazie a Banco BPM e soprattutto a Banca Generali. Il gruppo sarebbe meno dipendente dal margine d’interesse, più forte nel wealth management, nell’asset gathering, nell’advisory, nell’asset management e nella bancassicurazione.

C’è però l’altra faccia della medaglia. Ed è quella che personalmente considero il vero problema del progetto Lovaglio. Moody’s parla esplicitamente di significativi rischi di esecuzione. Mps dovrebbe infatti gestire contemporaneamente: l’integrazione già in corso di Mediobanca, l’acquisizione e integrazione di Banco BPM e quella di Banca Generali.

Tre mondi diversi, tre strutture organizzative diverse, sistemi informatici diversi, culture aziendali diverse, migliaia di dipendenti e milioni di clienti.

Moody’s vuole quindi capire meglio struttura finale, governance, capitale, funding, liquidità, integrazione informatica, continuità del management, mantenimento della clientela e soprattutto quanto siano realistiche le sinergie annunciate per 2,6 miliardi l’anno.

Tradotto: sulla carta il progetto può avere una logica. Realizzarlo è tutta un’altra faccenda.

E adesso Banco BPM aspetta Generali

Credo però che sarebbe sbagliato leggere il CdA di oggi come un episodio isolato. La vera partita prosegue giovedì, quando sarà Generali a riunire il proprio Consiglio per valutare l’Ops da 8,7 miliardi di Mps su Banca Generali. E penso che Banco BPM abbia tutto l’interesse ad aspettare quella riunione.

Perché le due offerte di Lovaglio sono formalmente separate, ma industrialmente e politicamente fanno parte dello stesso disegno.

Se Generali dovesse assumere una posizione fortemente negativa sulla cessione di Banca Generali, il progetto complessivo perderebbe uno dei suoi pezzi più pregiati: proprio quella componente di wealth management che dovrebbe aumentare commissioni e ricavi capital light.

Se invece Trieste lasciasse aperta una porta, cambierebbe anche il valore della proposta che Banco BPM è chiamato a giudicare.

Non dimentichiamo inoltre che Generali possiede oltre il 50% di Banca Generali. Come Crédit Agricole per BPM, quindi, anche qui esiste un azionista senza il quale è difficile immaginare il successo dell’offerta. Reuters calcola che, nell’ipotesi di successo di entrambe le Ops, Crédit Agricole diventerebbe uno dei maggiori azionisti del nuovo gruppo con circa l’11%.

Per questo considero giovedì la prossima vera tappa del risiko.

Giorgetti congela il 4,8% del Tesoro

Nel frattempo si muove anche il governo.

Oggi Giancarlo Giorgetti ha incontrato i rappresentanti delle istituzioni toscane e senesi. Il dato più concreto emerso dal confronto è che il MEF non procederà, almeno per il momento, alla vendita del proprio 4,8% di Mps. Il Tesoro aveva programmato una nuova cessione attraverso un accelerated bookbuilding, ma Giorgetti ha spiegato che il governo attenderà che la partita sulle aggregazioni si chiarisca per evitare di interferire.

È una decisione tutt’altro che irrilevante. Il MEF conserva infatti una partecipazione che potrebbe risultare importante nell’assemblea Mps del 29 ottobre, quando Lovaglio avrà bisogno dei due terzi dei voti per ottenere l’autorizzazione necessaria alle due offerte.

Insomma, il governo dice di non voler interferire. Ma restando azionista, inevitabilmente continuerà a essere un giocatore della partita.


La nota di Banco BPM mi sembra molto più dura di quanto potrebbe apparire a una prima lettura. Non dice «no». Ma spiega dettagliatamente perché, alle condizioni attuali, sarebbe molto difficile dire sì. E soprattutto chiarisce una cosa che avevo già sottolineato nei post precedenti.

La proposta originaria di Castagna era una fusione alla pari. Quella di Lovaglio è invece un’acquisizione di Banco BPM da parte di Mps. Sono due cose profondamente diverse.

Se vuoi comprarmi, e non più sposarmi, allora devi spiegarmi perché dovrei accettare. E magari riconoscermi anche un premio. Invece Mps, almeno per ora, propone agli azionisti Banco BPM un concambio senza premio.

Capisco perfettamente quindi perché Piazza Meda abbia voluto mettere immediatamente questo punto nero su bianco. Ma continuo a pensare che la risposta decisiva non arriverà da Milano. Arriverà da Parigi. Anche se il voto unanime di oggi è abbastanza significativo.

Credo che l’interesse della banca Vertue sia quella della fusione fra Credit Agricole Italia e Banco BPM.


comunicato Banco BPM del 25 agosto 2026;
Moody’s Ratings, 25 agosto 2026;
Reuters;
Corriere della Sera;
Teleborsa/ANSA


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Pubblicato da Massimo Masi

Blog di Massimo Masi. Bolognese di nascita, piantato nella pianura, con una forte propaggine verso il mare. Non sono più quello di ieri, non so come sarò domani. Ma posso dirti come sono oggi, con i miei ieri (Alda Merini)

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