
Banco BPM, assemblea chiusa: utili, dividendi e governance. Ma il vero equilibrio si gioca ora
L’assemblea di Banco BPM segna un passaggio che, sulla carta, appare lineare. Nei fatti, invece, racconta molto di più.
Il bilancio 2025 viene approvato senza sorprese: utile netto oltre i 2 miliardi, dividendo complessivo di 1 euro per azione, con il saldo di 0,54 euro in pagamento ad aprile. Numeri solidi, coerenti con il percorso degli ultimi anni, e che confermano una banca capace di generare valore anche in un contesto meno favorevole sul fronte dei tassi.
Ma il cuore dell’assemblea non è nei numeri. È nella governance.
Continuità al vertice, ma con nuovi equilibri
La lista del consiglio uscente vince con circa il 59% dei voti. Un risultato netto, che consente la conferma del tandem Tononi–Castagna e garantisce alla lista del cda 10 posti su 15.
Accanto a questa continuità, però, emerge con chiarezza il nuovo assetto del potere interno:
- 4 consiglieri vanno al socio francese Crédit Agricole
- 1 consigliere alla lista dei fondi
È qui che si misura il vero cambiamento. Non nella guida, che resta stabile, ma nella distribuzione del peso.
Il voto delle liste è avvenuto col 74,45% del capitale presente, pari a circa 1,2 miliardi di diritti di voto, e la lista del cda uscente s’è aggiudicata il 58,871% dei voti. La seconda lista, quella dei francesi di Crédit Agricole, ha conquistato il 30,9% mentre Assogestioni ha preso circa l’8%. In base alle percentuali ottenute, la lista del cda ha 10 consiglieri, la seconda lista quella della Banque Verte avrà 4 posti, mentre Assogestioni un unico consigliere.

Il nuovo cda risulta composto oltre ai vertici – Tononi e Castagna (nella foto) – da 8 consiglieri della lista del cda: Marina Mantelli, Francesco Mele, Alberto Oliveti, Eugenio Rossetti, Silvia Stefini, Luigia Tauro, Costanza Torricelli e Giovanna Zanotti. Dalla lista di Credit Agricole sono stati eletti Frédéric de Courtois, Alessio Foletti, Rossella Leidi e Domenico Siniscalco. Infine, Giampiero Massolo della lista di Assogestioni si è aggiudicato l’ultima poltrona.
Il primo test vero della Legge Capitali
Questa assemblea è anche il primo banco di prova concreto delle nuove regole. E qualcosa si è già visto.
La doppia votazione – prima sulle liste, poi sui singoli candidati – ha prodotto un effetto immediato: non tutti i nomi dati per certi sono passati. Alcuni equilibri costruiti a monte sono stati modificati direttamente dal voto assembleare.
È un segnale importante.
Significa che da oggi in poi il consiglio non sarà più solo il risultato di una sintesi tra soci forti e management, ma di una selezione più aperta, e quindi più imprevedibile.
Il ruolo di Agricole: minoranza, ma non marginale
Il socio francese porta a casa quattro consiglieri. Non è controllo, ma non è neppure una presenza simbolica.
Con una quota che supera il 20% e la possibilità di salire ulteriormente, Agricole diventa un attore strutturale negli equilibri della banca.
E soprattutto pesa nella composizione dei comitati, pesa nelle decisioni strategiche e pesa, potenzialmente, anche nelle future operazioni industriali.
Il tutto mantenendo formalmente il ruolo di azionista di minoranza.
Un equilibrio sottile, che per ora regge sulla collaborazione dichiarata. Ma che il mercato continuerà a osservare con attenzione.
Il nodo strategico: Anima e indipendenza
Nel corso dell’assemblea è tornato centrale anche il tema dell’asset management.
L’acquisizione di Anima viene ribadita come scelta chiave: un tassello che rafforza il modello di banca sempre meno dipendente dal margine di interesse e sempre più orientata alle commissioni.
È anche uno dei motivi per cui Banco BPM difende con forza la propria indipendenza.
Non è un dettaglio: in un contesto di consolidamento europeo, mantenere una struttura autonoma ma solida diventa una scelta strategica, non solo identitaria.
Il punto
L’assemblea si chiude con tre certezze: risultati economici forti, continuità al vertice e ingresso strutturato delle minoranze.
Ma la vera partita inizia adesso.
Perché il nuovo consiglio nasce in un contesto diverso: più aperto, più contendibile, e inevitabilmente più complesso.
E in questo nuovo equilibrio, la sfida non sarà più solo crescere.
Sarà governare una banca dove il potere è distribuito, ma non ancora stabilizzato.