
C’è un modo molto semplice per capire perché Banca Generali sia diventata uno dei pezzi più ambiti del risiko bancario italiano: smettere per un momento di guardare alle offerte, ai concambi e alle strategie difensive e osservare i numeri.
129 miliardi di masse amministrate, 2.473 consulenti finanziari, una clientela prevalentemente affluent e private, una redditività elevata e, ad agosto, 602 milioni di nuova raccolta.

Non male per quello che Andrea Ragaini, (nella foto) vicedirettore generale vicario di Banca Generali, ha definito con una battuta efficace «un oggetto molto ricercato».
Prima Mediobanca, adesso Mps. E sullo sfondo UniCredit

Marcello Astorri (nella foto) su Moneta pone la domanda giusta: perché tutti corteggiano Banca Generali?
La risposta è che sarebbe sbagliato considerarla soltanto una carta che Luigi Lovaglio sta giocando per rispondere all’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps.
Prima di Mps ci aveva provato Alberto Nagel, tentando di portare Banca Generali dentro Mediobanca. Quel progetto venne fermato dall’assemblea di Piazzetta Cuccia.
Adesso tocca a Mps.
E da tempo il mercato guarda anche a UniCredit come possibile protagonista di future operazioni nel risparmio gestito e nel private banking. Cambiano i pretendenti, ma l’oggetto del desiderio rimane lo stesso. E forse bisognerebbe chiedersi perché.
Una rete che vale oro
La prima risposta sta nella distribuzione. Al 30 giugno Banca Generali disponeva di 2.473 professionisti abilitati all’offerta fuori sede, una delle maggiori reti italiane di consulenza finanziaria.
Secondo i dati riportati da Moneta, è la quarta rete del Paese, alle spalle di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, Banca Mediolanum e Fineco.
Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti industrialmente più interessanti.
Le banche stanno cercando di ridurre la dipendenza dal margine d’interesse e di aumentare il peso delle commissioni. Avere migliaia di consulenti capaci di distribuire fondi, polizze e servizi finanziari significa disporre di una formidabile macchina commerciale senza dover necessariamente ampliare la tradizionale rete degli sportelli. E mentre le filiali continuano a diminuire, le reti di consulenza acquistano valore strategico.
129 miliardi di masse
C’è poi la materia prima fondamentale di questo business: il risparmio. Banca Generali amministra 129 miliardi di euro di masse, in crescita del 13,6% su base annua e ai massimi storici.
Nei primi sei mesi del 2026 ha realizzato 278,7 milioni di euro di utile, con un cost/income rettificato del 36,7%.
Per avere un termine di paragone, Moneta ricorda che quello di Mps si avvicina al 43%. Non stiamo quindi parlando semplicemente di una rete di promotori da aggiungere a un gruppo bancario. Stiamo parlando di una macchina estremamente redditizia nella gestione del risparmio.
E soprattutto ci sono i clienti
Forse il vero tesoro è però un altro. Banca Generali presidia proprio quella fascia di clientela che oggi tutte le grandi banche cercano di conquistare: affluent, private, imprenditori e grandi patrimoni.
L’istituto ha rapporti con imprenditori collegati a circa 25 mila aziende e segue circa 2.500 clienti con patrimoni affidati medi superiori ai 12 milioni di euro.
È facile comprendere quanto questa clientela potrebbe essere strategica per il progetto di Lovaglio sulla nuova Mediobanca.
Il private banking, la consulenza evoluta, il corporate e i servizi agli imprenditori sono attività ad alto valore aggiunto e rappresentano uno dei terreni sui quali si giocherà la competizione bancaria dei prossimi anni.
Non solo distribuzione: Banca Generali produce anche
C’è poi un elemento meno appariscente, ma importante. Banca Generali non distribuisce soltanto prodotti finanziari altrui. Attraverso BG Fund Management Luxembourg produce e gestisce fondi, Sicav, mandati istituzionali e altri strumenti d’investimento.
Le tre Sicav lussemburghesi amministravano, al 30 giugno, circa 28 miliardi di euro. Significa possedere contemporaneamente distribuzione, clientela e capacità di produzione.
Ed è un’altra risposta alla domanda: perché tutti la vogliono?
Agosto da record, mentre intorno infuria il risiko
La cosa forse più interessante arriva però dai dati pubblicati proprio mentre l’OPS di Mps continua a occupare le cronache finanziarie. Il Sole 24 Ore riferisce che Banca Generali ha registrato ad agosto 602 milioni di euro di raccolta netta, il miglior agosto della propria storia.
Da gennaio la raccolta raggiunge 5,7 miliardi, con una crescita del 43% rispetto allo stesso periodo del 2025.
È il miglior risultato mai registrato dalla banca nei primi otto mesi dell’anno. E questo dato conta parecchio.
Perché una delle incognite di qualsiasi operazione ostile o comunque non concordata riguarda proprio la tenuta della rete e della clientela. I banker e i consulenti sono persone, non cespiti da trasferire automaticamente da una società all’altra. Per ora, invece, Banca Generali sembra non risentire dell’incertezza.
Anzi.

L’amministratore delegato Gian Maria Mossa (nella foto) sottolinea che, nonostante le speculazioni legate al risiko, la banca continua a ricevere attenzione da banker di standing interessati a entrare nel gruppo.
E la crescita, aggiunge Mossa, è sostenuta soprattutto dall’arrivo di nuova clientela, in particolare dal mondo degli imprenditori.
Ragaini: «Siamo molto ricercati»
E arriviamo a Cernobbio.
Andrea Ragaini non entra direttamente nel merito dell’OPS di Mps, ma pronuncia una frase che probabilmente sintetizza meglio di tante analisi la situazione:
Banca Generali è «un oggetto molto ricercato».
Difficile dargli torto.
Nel giro di poco più di un anno Banca Generali è stata al centro del progetto di Mediobanca, è diventata uno degli obiettivi della strategia di Mps e continua a essere osservata dal mercato nel più ampio processo di consolidamento bancario italiano. Ragaini aggiunge però un’altra considerazione che mi sembra ancora più interessante: alla fine sarà il mercato a giudicare e «avrà strutturalmente ragione». Curiosamente è lo stesso concetto che avevamo espresso nel post precedente.
Il vero problema per Mps potrebbe essere il prezzo
C’è infatti una contraddizione interessante. Più Banca Generali dimostra di essere forte, redditizia e capace di crescere autonomamente, più diventa difficile convincere i suoi azionisti a cederla a condizioni che non riconoscano pienamente quel valore.
Secondo Il Sole 24 Ore, ai prezzi attuali e considerando la distribuzione straordinaria prevista da Mps, il titolo Banca Generali incorpora ancora uno sconto di circa il 9% rispetto al valore teorico del concambio.
Il mercato, dunque, non considera ancora scontato il successo dell’operazione. E soprattutto c’è Generali, proprietaria di poco più della metà della banca.
Il Leone ha aperto alla valutazione della proposta di Mps, ma valutare non significa necessariamente accettare. Generali potrebbe utilizzare il dossier anche per negoziare accordi industriali e distributivi più ampi. Qui la partita diventa molto più complessa del semplice concambio azionario.

Qualche giorno fa abbiamo scritto che alla fine sarà il mercato a decidere. Ragaini, evidentemente senza aver bisogno di leggere il nostro blog, dice sostanzialmente la stessa cosa. E ci fa piacere.
Ma dai numeri di oggi emerge anche un’altra considerazione.
Banca Generali rischia di diventare vittima del proprio successo: più dimostra di funzionare bene da sola, più tutti la vogliono e più diventa costoso convincere i suoi azionisti a venderla.
La raccolta record di agosto, soprattutto, è un segnale da non sottovalutare. Nel pieno di un’operazione che potrebbe cambiarne proprietà, assetti e strategie, clienti e consulenti non stanno scappando. Al contrario, entrano nuove masse e la banca continua ad attirare professionisti.
Per Mps l’operazione ha una logica industriale evidente. Porterebbe masse, commissioni, consulenti, private banking, imprenditori e capacità di asset management. Tutto ciò che serve per rafforzare il progetto costruito attorno alla nuova Mediobanca.
Ma proprio questa qualità rende Banca Generali qualcosa di molto diverso da una semplice contromossa difensiva contro Intesa Sanpaolo.
È un’azienda che fa gola indipendentemente dal risiko.
Ed è forse questa la spiegazione più semplice di tutta la vicenda: non tutti vogliono Banca Generali perché è in vendita. Banca Generali è diventata contendibile perché tutti la vorrebbero.
E quando attorno allo stesso gioiello cominciano a girare così tanti pretendenti, la domanda decisiva non è più soltanto chi riuscirà a comprarlo.
È quanto bisognerà essere disposti a pagarlo.

Moneta, 5 settembre 2026, Marcello Astorri, “Corsa a Banca Generali. Perché tutti la corteggiano”.
Il Sole 24 Ore, 5 settembre 2026, “Per Banca Generali un agosto record: 602 milioni di raccolta”.
Dichiarazioni di Andrea Ragaini, vicedirettore generale vicario di Banca Generali, a Cernobbio.
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