

L’uscita di Alberto Nagel (nella foto) da Mediobanca non rappresenta un addio al mondo della finanza, ma piuttosto l’inizio di una nuova fase professionale. Dopo aver perso la lunga battaglia che ha portato alla conquista di Piazzetta Cuccia da parte di Monte dei Paschi di Siena, l’ex amministratore delegato sceglie la strada dell’indipendenza e fonda Rheingold Partners, una boutique di consulenza destinata a operare nelle grandi operazioni di finanza straordinaria.
La scelta del nome non è casuale. Rheingold richiama “L’oro del Reno”, il primo dramma della Tetralogia di Richard Wagner, un riferimento colto che richiama il mondo di Enrico Cuccia e della tradizione di Mediobanca. Ma oltre al simbolismo c’è molta sostanza.
Una boutique per le grandi operazioni
Nagel punta a mettere a disposizione di imprenditori, fondi di private equity e grandi gruppi industriali un patrimonio di esperienza costruito in oltre trent’anni di carriera. Il suo curriculum parla di circa 500 miliardi di euro di operazioni concluse, tra acquisizioni, fusioni, quotazioni e privatizzazioni.
La nuova società lavorerà principalmente su:
- operazioni di M&A;
- ricerca di capitali e investitori;
- consulenza strategica per imprese e fondi;
- espansione internazionale delle aziende;
- operazioni nei settori industriale, bancario e assicurativo.
Secondo quanto riportato dalla stampa economica, sarebbero già aperti quattro o cinque dossier di rilievo.
Il capitale più prezioso: il network
Il vero patrimonio che Nagel porta con sé non è soltanto l’esperienza tecnica, ma soprattutto la rete di relazioni costruita in un quarto di secolo alla guida di Mediobanca.
Tra i nomi citati figurano grandi famiglie imprenditoriali come Doris, Ferrero, Monge, Seragnoli, Gavio, oltre ai rapporti consolidati con importanti fondi internazionali di private equity e numerosi amministratori delegati italiani ed europei.
Una rete costruita negli anni e che rappresenta probabilmente il principale valore aggiunto della nuova iniziativa.
Una conseguenza del risiko bancario
È difficile separare questa nuova avventura professionale dal grande risiko bancario che ha ridisegnato gli equilibri della finanza italiana.
Nagel è stato uno dei protagonisti della lunga resistenza contro l’Ops lanciata da Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca. Tentò di rispondere proponendo l’aggregazione con Banca Generali, progetto poi bocciato dagli azionisti.
La conquista di Mediobanca ha segnato la fine della sua esperienza alla guida della banca d’affari milanese e, di fatto, anche di un modello di capitalismo finanziario che per decenni aveva avuto in Piazzetta Cuccia il proprio centro di gravità.
Continuerà a seguire il risiko
Pur rimanendo fuori dalle operazioni in corso, Nagel continuerà inevitabilmente a osservare l’evoluzione del consolidamento bancario italiano ed europeo. Sul tavolo restano infatti aperti numerosi dossier:
- l’Opas di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena;
- il successivo progetto che coinvolgerebbe Unipol;
- il possibile futuro di MPS-Banco BPM;
- gli sviluppi del mercato bancario europeo.
La sua conoscenza dei protagonisti e dei meccanismi della finanza farà probabilmente di Rheingold Partners un interlocutore ascoltato, anche senza possedere una banca.
Il commento di Max
Più che una semplice storia personale, quella di Alberto Nagel racconta l’evoluzione della finanza italiana.
Per oltre vent’anni Mediobanca è stata il luogo dove si costruivano gli equilibri del capitalismo nazionale. Oggi quello schema si è profondamente modificato. Il peso della politica industriale è cresciuto, il ruolo dello Stato è tornato centrale e il grande risiko bancario ha spostato il baricentro del potere finanziario.
Nagel, con la sua nuova boutique, proverà a fare ciò che sa fare meglio: mettere in relazione capitali, imprenditori e strategie. Ma lo farà in un mondo molto diverso da quello che aveva contribuito a costruire.
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